
Francesco Pastonchi (Riva Ligure, 31 dicembre 1874 – Torino, 29 dicembre 1953) è stato un poeta e critico letterario italiano. Nel 1935 fu nominato, “per chiara fama”, professore di lingua e letteratura italiana all’Università di Torino e dal 1939 fu membro dell’Accademia d’Italia. Tra le sue opere più importanti, Il randagio (1921), Versetti (1930), Ponti sul tempo (1947), Endecasillabi (1949).
HoleniaPoesia
Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Endecasillabi
Con Endecasillabi — pubblicati nel 1949, a conclusione di un lungo percorso creativo — Francesco Pastonchi consegna il suo libro più maturo e insieme più segreto: un gesto di fedeltà alla forma in un tempo che corre verso la dissoluzione. In un Novecento ormai dominato dalla sperimentazione, il poeta resta fedele al suo verso prediletto, l’endecasillabo: misura antica che diventa, nelle sue mani, un atto di resistenza morale, un modo di costruire ordine in un mondo frantumato. Le poesie qui raccolte — dagli idilli liguri ai paesaggi toscani, dalle figure evanescenti di donne e adolescenti alle meditazioni più intime sulla memoria, sul limite, sulla morte — compongono un affresco di classicità disincantata. Pastonchi guarda la realtà con uno sguardo limpido e insieme ferito, cercando nella bellezza dei luoghi e nelle forme del passato una fragile possibilità di salvezza. La sua voce, colta e misurata, è quella di un “ultimo classico”: un poeta che conosce la crisi del moderno ma continua a credere nella forma come dignità interiore, nella parola come gesto che trattiene ciò che fugge. “Endecasillabi” è il suo testamento poetico: un libro composto, elegante, doloroso — un laboratorio di armonia nell’epoca dell’inquietudine.

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