Rocco Scotellaro

Rocco Scotellaro (Tricarico, 1923 – Portici, 1953) fu poeta, narratore, saggista e protagonista della rinascita culturale e civile del Mezzogiorno nel secondo dopoguerra. Figlio di una famiglia di artigiani lucani, partecipò giovanissimo alla vita politica del suo paese, divenendo sindaco di Tricarico a soli ventitré anni e dedicando il proprio impegno alla difesa delle popolazioni contadine e alla riforma delle campagne. Dopo l’esperienza amministrativa si dedicò alla ricerca e agli studi meridionalistici collaborando con Manlio Rossi-Doria presso l’Osservatorio di Economia Agraria di Portici, dove approfondì le trasformazioni economiche e sociali del Sud italiano. La sua opera letteraria, sviluppatasi nell’arco di appena un decennio, comprende la raccolta poetica “È fatto giorno”, il romanzo autobiografico “L’uva puttanella”, il volume d’inchiesta “Contadini del Sud” e numerosi racconti e scritti civili. La sua poesia, nella quale lirismo, memoria, coscienza storica e partecipazione umana si fondono in una voce di straordinaria autenticità, ha profondamente rinnovato il modo di rappresentare il Mezzogiorno nella letteratura italiana, sottraendolo tanto al pittoresco quanto alla semplice denuncia sociale. A oltre settant’anni dalla sua scomparsa, Rocco Scotellaro è riconosciuto come una delle personalità più alte della poesia civile del Novecento e una delle voci più limpide della cultura italiana del secondo dopoguerra.

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“Non gridatemi più dentro, / non soffiatemi in cuore, / i vostri fiati caldi, contadini.”

È fatto giorno

Pubblicata postuma nel 1954 e insignita l’anno seguente del Premio Viareggio, “È fatto giorno” rappresenta una delle raccolte poetiche più alte del Novecento italiano e il compimento della breve, intensissima vicenda umana e letteraria di Rocco Scotellaro. In queste pagine la Lucania non è soltanto un luogo geografico, ma il cuore di una civiltà millenaria che prende finalmente voce. I contadini, i braccianti, le donne, gli emigranti, i reduci, i pastori, i bambini, le campagne percorse dal vento e i paesi aggrappati ai calanchi diventano protagonisti di una poesia che supera ogni intento documentario per trasformarsi in una profonda meditazione sulla dignità dell’uomo, sul lavoro, sulla memoria e sulla speranza. Lontano tanto dal folclore quanto dalla retorica dell’impegno politico, Scotellaro costruisce una lingua limpida e musicale, nutrita di canti popolari, immagini della natura e antiche cadenze contadine, nella quale l’esperienza individuale si apre continuamente alla dimensione collettiva. La sua poesia nasce dalla terra, ma si rivolge all’uomo di ogni tempo. L’alba evocata dal titolo non annuncia soltanto un nuovo giorno: diviene il simbolo di una rinascita morale che attraversa l’intera raccolta. È il segno di una fiducia ostinata nella possibilità di ricominciare, anche quando la storia sembra aver condannato gli uomini alla sconfitta. Per questo “È fatto giorno” continua a essere uno dei libri fondamentali della poesia italiana contemporanea: un’opera nella quale la voce di una piccola comunità rurale si trasforma in un canto universale di libertà, giustizia e fraternità.

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