
Ananda Kentish Coomaraswamy (Colombo, 1877 – Needham, Massachusetts, 1947) è stato storico dell’arte, orientalista e uno dei maggiori interpreti novecenteschi delle tradizioni artistiche e metafisiche dell’India. Figlio di un giurista tamil di Ceylon e di madre inglese, si formò in Gran Bretagna, inizialmente nelle scienze naturali e nella geologia. Ben presto rivolse tuttavia i propri interessi allo studio dell’arte, della cultura e delle tradizioni religiose dell’India e dell’Asia. Dal 1917 fu conservatore della sezione di arte indiana presso il Museum of Fine Arts di Boston, dove svolse una vasta attività di ricerca. La sua opera attraversa storia dell’arte, iconografia, filosofia, religioni comparate e metafisica, nella convinzione che l’arte tradizionale non possa essere compresa separandola dai princìpi spirituali e simbolici che ne determinano forme e funzioni. Tra i suoi scritti più importanti figurano “The Dance of Śiva”, “Hinduism and Buddhism”, “The Transformation of Nature in Art” e “A New Approach to the Vedas”. Attraverso un vastissimo confronto fra fonti indiane, cristiane, classiche e medievali, Coomaraswamy divenne una delle figure centrali di quella corrente di studi che avrebbe interpretato le differenti civiltà tradizionali come espressioni molteplici di una comune eredità metafisica.
HoleniaPoesia
Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Un nuovo approccio ai Veda
In un’epoca che si proclama culmine del progresso, René Guénon individua i segni di una crisi radicale e irreversibile. “La crisi del mondo moderno” non è un semplice saggio di critica culturale, ma una diagnosi metafisica della civiltà occidentale: un’analisi che risale alle cause profonde del disordine contemporaneo, individuandole nella rottura con la tradizione e nell’abbandono dei principi spirituali. Secondo Guénon, la modernità rappresenta la fase terminale di un ciclo cosmico, il Kali-Yuga, caratterizzato da un progressivo oscuramento della conoscenza e da una crescente materializzazione dell’esistenza. L’illusione del progresso indefinito, il predominio del razionalismo e la riduzione del sapere a pura funzione pratica sono i sintomi di una decadenza che investe ogni ambito della vita individuale e collettiva. Attraverso un confronto serrato tra Oriente e Occidente, tra civiltà tradizionali e civiltà moderna, Guénon mostra come l’Occidente abbia smarrito il senso dell’ordine superiore, trasformando il sapere in accumulo di conoscenze frammentarie e l’uomo in misura esclusiva di tutte le cose. Ma questa crisi, lungi dall’essere un semplice accidente storico, è anche un momento decisivo: una fase di “giudizio” e di separazione, in cui si prepara la fine di un mondo e l’avvento di un nuovo ciclo. In questa prospettiva, l’opera di Guénon si configura come un invito rigoroso a ritrovare i principi perduti e a ricostituire, al di là delle illusioni moderne, il legame con la conoscenza autentica.

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