Ettore Pollacci ha compiuto studi letterari e filosofici all’Università di Bologna. Critico letterario e storico della letteratura, ha rivolto particolare attenzione alle correnti irregolari e anticonformiste della cultura europea del Novecento e ad autori difficilmente riconducibili alle tradizionali appartenenze ideologiche e letterarie. Tra i suoi principali interessi figurano Ernst Jünger, Louis-Ferdinand Céline, Pierre Drieu La Rochelle, Ezra Pound e altre personalità poste ai margini o nei punti di frattura della cultura novecentesca. Parallelamente coltiva un interesse costante per la poesia italiana del Novecento, indagata nelle sue esperienze maggiori e nelle sue espressioni meno canoniche.
Ernst Jünger: Figure della potenza e forme della libertà
Ernst Jünger attraversò quasi per intero il Novecento europeo, trasformando le sue fratture storiche nelle figure di una delle più singolari avventure intellettuali del secolo. Combattente della Grande Guerra, protagonista del nazionalismo rivoluzionario nella Germania di Weimar, teorico della mobilitazione e della tecnica, osservatore appartato del Terzo Reich, pensatore dell’Europa e infine della libertà individuale di fronte agli apparati del mondo organizzato, Jünger sfugge a ogni definizione univoca. Ettore Pollacci ne ricostruisce in questo volume la lunga parabola biografica e intellettuale evitando tanto la celebrazione quanto le semplificazioni retrospettive. Al centro dell’indagine è la metamorfosi delle grandi figure jüngeriane: dal Soldato di “Nelle tempeste d’acciaio” all’Operaio di “Der Arbeiter”, dalla mobilitazione totale alla scoperta della distanza, dalla crisi della nazione alla prospettiva europea e planetaria, fino al “Waldgänger” e all’Anarca di “Eumeswil”. Ne emerge un Jünger profondamente immerso nelle contraddizioni del proprio tempo e tuttavia capace di modificarne incessantemente le categorie interpretative. La potenza che aveva affascinato lo scrittore giovane diviene progressivamente il problema dal quale difendere una zona irriducibile dell’esistenza; la disciplina si trasforma in autodominio, la distanza in libertà, la sovranità politica in sovranità interiore. Più che ricercare un sistema immutabile, questo studio segue dunque una morfologia: la storia delle forme attraverso le quali Jünger tentò di rispondere, lungo oltre settant’anni di scrittura, a una domanda che la modernità tecnica rende ancora attuale: fino a che punto l’uomo può essere organizzato senza cessare di essere libero?

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