Spartaco Asciamprener

Spartaco Asciamprener (1915-1954) fu poeta, narratore, bibliofilo e curatore di testi. Legato all’ambiente culturale milanese e professionalmente attivo nell’industria vetraria, raccolse nel corso della sua breve vita una notevole biblioteca di prime edizioni, manoscritti, autografi ed esemplari postillati. Esordì nella narrativa con “Due donne” (1935) e pubblicò successivamente, fra gli altri, “Alla fontana dell’odio e dell’amore”, “I sopravvissuti” e “La casa dei tre pioppi”. Alla poesia appartengono “Canti” (1939), “Idilli ed altri canti” (1940) e “La morte dei cavalieri. Poemetti drammatici” (1942). Appassionato studioso e collezionista di documenti letterari, nel 1938 curò una pregevole edizione dell’Eneide con cinque traduzioni italiane; pubblicò inoltre le lettere di Gaetano Previati al fratello e, nel 1951, il carteggio amoroso fra Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti, documento tuttora rilevante per gli studi sui due autori. Morì prematuramente nell’ottobre del 1954, a trentanove anni, in seguito a un incidente automobilistico.

HoleniaPoesia

“Occhi fiori acque silenzi perduti, / nulla s’arresta a sentirvi morire, va / inesorabile il ritmo febbrile della Città / che beve il sangue delle sue creature.”

Canti

Pubblicati nel 1939, i “Canti” di Spartaco Asciamprener restituiscono una voce singolare della poesia italiana fra le due guerre, rimasta estranea alle esperienze che avrebbero occupato il centro del canone novecentesco. Mentre l’ermetismo conduceva la lirica verso la concentrazione analogica e la rarefazione della parola, Asciamprener continuava a interrogare una tradizione diversa, nella quale il retaggio simbolista e decadente, alcune risonanze crepuscolari e una pronunciata sensibilità elegiaca trovavano una personale composizione. Natura e memoria, amore e perdita, notte, destino e inquietudine metafisica costituiscono le coordinate di una poesia affidata soprattutto alla musicalità e alla corrispondenza fra paesaggio e coscienza. Nei “Canti” le cose sembrano ricevere dall’interiorità la propria forma: l’acqua, gli alberi, le stagioni e il cielo diventano manifestazioni sensibili di un’esperienza continuamente sospesa fra desiderio e dissoluzione. Non manca, tuttavia, la percezione della modernità. In “Casa sul Naviglio” il mondo raccolto della memoria familiare viene raggiunto dal «ritmo febbrile della Città», mentre altrove l’aspirazione all’infinito si confronta con il limite, la morte e il silenzio. È precisamente questa posizione laterale, lontana tanto dall’avanguardia quanto da una semplice sopravvivenza ottocentesca, a rendere oggi interessante la raccolta. Questa nuova edizione riporta all’attenzione dei lettori un poeta appartato del nostro Novecento e un libro nel quale la fedeltà alla tradizione lirica diventa ricerca di una voce individuale, fragile e intensamente musicale.

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