
Yagi Jūkichi (八木重吉, 1898–1927) nacque ad Aihara, nell’attuale area di Machida, presso Tokyo. Formatosi come insegnante di inglese, durante gli studi si avvicinò al cristianesimo, ricevendo il battesimo nel 1919, e alla poesia europea, con una particolare predilezione per John Keats. Insegnò a Mikage e successivamente a Kashiwa, componendo in pochi anni un vastissimo corpus poetico. Nel 1925 pubblicò “Aki no hitomi” (Gli occhi dell’autunno), unica raccolta apparsa durante la sua vita. Colpito dalla tubercolosi, morì a Chigasaki il 26 ottobre 1927, a ventinove anni. La seconda raccolta, “Mazushiki shinto” (Il povero credente), preparata dall’autore durante la malattia, uscì postuma nel 1928. La fortuna critica successiva lo ha riconosciuto come una delle voci più originali della poesia giapponese dell’età Taishō e dei primi anni Shōwa.
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“Dentro il cuore / di un giorno d’autunno / è sbocciato un fiore” (Gli occhi dell’autunno).
Gli occhi dell’autunno
Yagi Jūkichi morì nel 1927, a soli ventinove anni, lasciando una delle voci più limpide e singolari della poesia giapponese del primo Novecento. Pubblicato nel 1925, “Gli occhi dell’autunno” (Aki no hitomi) fu l’unico libro di poesia che poté vedere apparire durante la propria vita. Cieli, alberi, acqua, pietre, nuvole, bambini, il volto della moglie, una farfalla, una giara: Yagi affida alle cose più semplici un’intensità che le conduce fino alla soglia dell’enigma. Il suo verso è breve, spoglio, talvolta prossimo alla parola infantile; ma dietro questa apparente semplicità agiscono la solitudine, il desiderio della bellezza, la presenza della morte e una fede cristiana vissuta come interrogazione prima ancora che come certezza. Profondo lettore di Keats, ma radicato nella sensibilità poetica e spirituale del Giappone, Yagi costruisce in queste pagine una lingua nella quale il paesaggio smette di essere semplice oggetto dello sguardo: il cielo guarda l’uomo, il silenzio si adira, una foglia conosce la solitudine, la luce stessa può essere triste. Questa edizione, per la prima volta, offre al lettore italiano la traduzione integrale di Aki no hitomi, accompagnata da un ampio saggio introduttivo e da un apparato di note che chiarisce allusioni letterarie, termini culturali, onomatopee e peculiarità linguistiche dell’originale. Una poesia essenziale senza essere povera, religiosa senza farsi predicazione, capace di affidare a pochissime parole ciò che sembra sul punto di sottrarsi al linguaggio.

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