Jonathan M. Rosenfeld

Jonathan M. Rosenfeld (New York, 1968) è uno storico e saggista statunitense di origine ebraico-polacca. I suoi studi sono dedicati alla Germania contemporanea, al nazionalsocialismo e alla storia comparata delle dittature europee, con particolare attenzione al rapporto fra leadership politica, strutture istituzionali, consenso sociale e radicalizzazione ideologica. Formatosi tra Stati Uniti e Germania, ha concentrato le proprie ricerche sulla Repubblica di Weimar, sul Terzo Reich e sulla memoria del nazionalsocialismo nel secondo dopoguerra. È già autore di “Hitler. La costruzione del Führer”, nel quale ha analizzato l’ascesa hitleriana attraverso l’interazione fra individuo, ideologia, società e apparati di potere. In “1919-1941. La lunga strada verso la guerra” amplia l’indagine al sistema internazionale che condusse dall’ordine di Versailles e Washington alla seconda guerra mondiale.

Hitler

La costruzione del Führer


Poche figure della storia contemporanea sono state studiate quanto Adolf Hitler. Eppure, proprio l’enorme quantità di documenti, testimonianze e interpretazioni accumulate intorno alla sua vita continua a lasciare aperta una domanda essenziale: come riuscì un uomo rimasto fino alla prima maturità ai margini della società a trasformarsi nel capo di un movimento di massa, nel centro di una dittatura personale e infine nella fonte ultima di legittimità di un intero sistema politico? “Hitler. La costruzione del Führer” analizza questa trasformazione dall’infanzia a Braunau e dagli anni viennesi alla Grande Guerra, dall’apprendistato politico nella Monaco del dopoguerra alla conquista della NSDAP, dalla crisi di Weimar alla Cancelleria, fino alla dittatura, alla guerra, alla Shoah, alla distruzione del Reich e agli ultimi giorni nel bunker di Berlino. La scansione biografica non viene però utilizzata per costruire una parabola predeterminata: il giovane Hitler non viene letto alla luce della Seconda Guerra Mondiale o di Auschwitz, né ogni episodio della sua vita trasformato retrospettivamente nell’annuncio di ciò che sarebbe accaduto. Al centro del libro si trova piuttosto il processo attraverso il quale venne costruito il Führer. Hitler partecipò attivamente alla fabbricazione della propria immagine, ma quella rappresentazione poté trasformarsi in potere soltanto attraverso il partito, la propaganda, le élite che credettero di poterlo utilizzare, le istituzioni che si adattarono progressivamente alla sua autorità e una società nella quale consenso, conformismo, opportunismo e coercizione finirono per intrecciarsi. Nel confronto con la grande storiografia internazionale — da Fest, Kershaw, Ullrich e Longerich a Mosse, Broszat, Mommsen, Haffner, Nolte, Zitelmann, Hilberg e Browning — Rosenfeld respinge tanto l’immagine del dittatore onnipotente quanto quella di un Hitler quasi dissolto nelle strutture del regime. Ne emerge una figura dotata di capacità politiche reali, convinzioni ideologiche relativamente stabili e notevole elasticità tattica, inserita però in un sistema nel quale funzionari, militari, dirigenti, tecnici e apparati conservarono propri margini d’iniziativa e proprie responsabilità. Una biografia ampia e documentata che restituisce Hitler alla storia senza diminuirne la responsabilità e senza concedergli l’onnipotenza che il suo stesso mito pretendeva.

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Hitler

1919-1941. La lunga strada verso la guerra

Versailles, Washington e le origini della seconda guerra mondiale


Tra il 1919 e il 1941 l’ordine internazionale costruito dopo la Grande Guerra si logorò fino a perdere la capacità di contenere le potenze revisioniste, le tensioni territoriali e le contraddizioni della sicurezza collettiva. “1919-1941. La lunga strada verso la guerra” ricostruisce questo processo seguendo due direttrici parallele: la dissoluzione del sistema di Versailles in Europa e la crisi dell’assetto di Washington nel Pacifico. Jonathan M. Rosenfeld rilegge le origini della seconda guerra mondiale sottraendole a ogni spiegazione monocausale. La responsabilità immediata delle aggressioni non viene attenuata, ma inserita in una più ampia analisi delle condizioni diplomatiche, economiche e strategiche che resero possibile il conflitto: le riparazioni, il revisionismo tedesco, la sicurezza francese, l’appeasement britannico, Monaco, Praga, la garanzia alla Polonia, il patto tedesco-sovietico, la neutralità americana, l’embargo contro il Giappone e infine Pearl Harbor. Ne emerge una storia delle decisioni e delle alternative mancate, nella quale il 1939 e il 1941 appaiono come i due momenti conclusivi di una crisi apertasi vent’anni prima. Più che una ricerca del singolo responsabile, il volume propone una ricostruzione rigorosa del sistema internazionale che trasformò un dopoguerra incompiuto in una nuova guerra mondiale.