Saturno Montanari

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Saturno Montanari (1918-1941), poeta italiano. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Legge di Bologna non potendo però terminare gli studi a causa della guerra. Muore sul fronte greco-albanese nel 1941. La poesia di Montanari colpì profondamente il grande poeta americano Ezra Pound, che dell’autore romagnolo tradusse cinque liriche. Sono solo due le opere di Montanari pubblicate in vita, entrambe nel 1939: “Occhilucenti” (Bologna) e “Voci in tono minore” (Lugo di Romagna).

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“È dolce cosa amarti occhilucenti / a marzo quando dona primavera / nel crepuscolo una tepida sera / di vento che sospira”

da OCCHILUCENTI

Occhilucenti


“La poesia italiana si esaurisce con Carducci e Pascoli, lasciando lo stesso D’Annunzio “fra color che son sospesi”. Con questo non si creda che io voglia eleggermi a paladino degli indirizzi d’avanguardia; non lo potrei, anzitutto per coerenza con me stesso – perché non credo allo spegnersi del classicismo anche se lo comprendo fenomeno di tempi passati – in secondo luogo, non vorrei, stimando molte forme, dal futurismo all’impressionismo, dall’esagerazione supermaginifica a quella surrealista, espressioni di un’arte malata e non duratura. (…) Con Gozzano si chiude un’epoca e soprattutto una tradizione, ma questo passaggio non crediate sia così facile per la poesia come per lo spirito, lo spirito è alimentato dalla vita nuova del giorno, la poesia ha il terribile difetto di alimentarsi da altra poesia.” Saturno Montanari

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Occhilucenti

Voci in tono minore


“La poesia italiana si esaurisce con Carducci e Pascoli, lasciando lo stesso D’Annunzio “fra color che son sospesi”. Con questo non si creda che io voglia eleggermi a paladino degli indirizzi d’avanguardia; non lo potrei, anzitutto per coerenza con me stesso – perché non credo allo spegnersi del classicismo anche se lo comprendo fenomeno di tempi passati – in secondo luogo, non vorrei, stimando molte forme, dal futurismo all’impressionismo, dall’esagerazione supermaginifica a quella surrealista, espressioni di un’arte malata e non duratura. (…) Con Gozzano si chiude un’epoca e soprattutto una tradizione, ma questo passaggio non crediate sia così facile per la poesia come per lo spirito, lo spirito è alimentato dalla vita nuova del giorno, la poesia ha il terribile difetto di alimentarsi da altra poesia.” Saturno Montanari

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Voci in tono minore

Canzoni a l’orecchio


Pubblicata postuma nel 1943, “Canzoni a l’orecchio” raccoglie le liriche che Saturno Montanari compose durante il corso Allievi Ufficiali di Fano, tra il settembre 1939 e il febbraio 1940, trasformando l’esperienza della vita militare in un’occasione di meditazione lirica anziché di celebrazione retorica. Il soldato che attraversa queste pagine non è l’eroe della propaganda, ma un giovane che continua a guardare il mondo con gli occhi del poeta: le marce, le camerate, il silenzio della sera, le strade di campagna, il vento, la pioggia, le campane lontane e il ricordo della casa diventano immagini di una malinconia composta, illuminate da una parola limpida e musicale. Lontano tanto dall’enfasi quanto dall’ermetismo più oscuro, Montanari costruisce una poesia di straordinaria naturalezza, nella quale il paesaggio romagnolo, la memoria dell’infanzia e il sentimento del tempo si fondono in un linguaggio essenziale, sorvegliato e di rara intensità emotiva. La guerra rimane sullo sfondo come presenza incombente, mai trasformata in spettacolo, mentre al centro permane la dignità dell’uomo e la fragile bellezza delle cose quotidiane. Rimasta per molti anni quasi dimenticata, l’opera di Saturno Montanari è oggi riconosciuta come una delle testimonianze poetiche più autentiche della generazione cresciuta alla vigilia del secondo conflitto mondiale. “Canzoni a l’orecchio” restituisce integralmente quella voce giovane e già sorprendentemente matura, capace di consegnare alla poesia italiana una delle sue espressioni più limpide e sincere.

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Canzoni a l’orecchio