Pantaleo Carabellese

Pantaleo Carabellese, nato a Molfetta (Bari) il 6 luglio 1877, laureato in lettere a Napoli (1900) e in filosofia a Roma (1905), insegnò prima le une e poi l’altra nelle scuole medie, nelle quali rimase fino al 1922 anche come preside ed ispettore. Dal 1923 al 1929 regge la cattedra di filosofia nell’Università di Palermo, e dal 1930 occupa quella di storia della filosofia in quella di Roma. Muovendo da Rosmini e da Varisco, s’è sforzato di dimostrare che il “concreto” è nella coscienza come unità di soggetto e di oggetto. Ha svolto quindi l’esigenza oggettivistica implicita nell’Idealismo, combattendo l’interpretazione soggettivistica del kantismo e le dottrine filosofiche italiane che assumono di poter riassorbire nel soggetto ogni forma di oggettività, per concludere a una concezione ontologistica e teistica della realtà. Muore a Genova il 19 settembre del 1948

Il problema della filosofia in Kant


“Nello scorcio dell’anno scolastico 1935-36 tenni l’incarico di filosofia teoretica nel Magistero di Roma. La brevità del corso (cominciato a fine Marzo 1936) e altre ragioni mi persuasero a non esporre risultati di nuove indagini come invece ho sempre fatto finora dalla mia cattedra; e perciò mi proposi di tratteggiare il problema interno della filosofia in Kant, riassumendo il risultato dei miei precedenti studi al riguardo e seguendo la posizione che ad esso dà Kant nei Prolegomeni. Il corso quindi riuscì una illustrazione ed interpretazione delle concezioni critiche fondamentali, quali sono esposte nei Prolegomeni. La prof. Damonte era allora diligente scolara, e raccolse, in ampio sommario, le lezioni. Salita sulla cattedra, memore del profitto che ella diceva e mostrò di aver tratto da queste, mi chiese di pubblicarle tali e quali, perchè, pensava, sarebbero servite di ottima introduzione a Kant ed ai miei studi su Kant e sul problema accennato. «I vostri libri, ella mi diceva, sono molto difficili, e la vostra parola invece è comprensibilissima». Acconsentii, e acconsentii anche a lasciarle com’erano: nella loro schematicità elementare; nella loro insistenza su taluni punti fondamentali; nella loro sommarietà, qualche volta piena di sottintesi, qualche volta cadente in ripetizioni, spesso accentuante punti salienti e smorzante invece il passaggio fine che li unisce.” Pantaleo Carabellese