Benedetto Croce

Storia d’Europa nel secolo decimonono


“Quel pensiero germanico, che raccoglieva l’eredità della
Riforma e dell’umanesimo e risaliva da Roma all’Ellade e ora
dall’Ellade agli Indoeuropei e all’antichissimo Oriente, per
ridiscendere, con ampliato sguardo, alla conoscenza del mondo
moderno, dava, come si è notato, la solida base speculativa e
storica all’edifizio della libertà, quantunque parecchi dei suoi
nazionali autori e cultori su quella base ponessero vecchi e mal
restaurati idoli politici o statali, e, soprattutto, quello del
conservatorismo, e i più non vi ponessero nulla, considerandola
compiuta in sé stessa, termine di arrivo, inerte dottrina e
contemplazione.”

Storia d’Italia dal 1871 al 1915



“È questo lo schizzo di una storia dell’Italia dopo la conseguita unità di stato: ossia, non una cronaca, come se ne hanno già parecchie in materia, e non una narrazione in un senso o in un altro tendenziosa, ma appunto il tentativo di esporre gli avvenimenti nel loro nesso oggettivo e riportandoli alle loro fonti interiori. Il racconto comprende un tratto di quarantacinque anni, di quelli che si chiamano «di pace», ma che mostrano il loro moto e il loro dramma a chi non ripone queste cose unicamente negli urti fragorosi e nei grossi fatti appariscenti, e anzi, anche davanti a spettacoli di guerre e rivoluzioni, cerca sempre il vero moto e il vero dramma negli intelletti e nei cuori. La conoscenza di questo tratto di storia ha, senza dubbio, importanza particolare per noi italiani, ma gliene spetta un’altra piú generale in quanto esso è parte e riflesso insieme della recente storia europea.”


Alfredo Oriani




“Non bisogna cercare il vero Oriani nei primi suoi romanzi. Certamente, accade assai spesso che i primi libri mostrino come in abbozzo quel che un ingegno sarà nel suo futuro svolgimento; ma si dà anche non di rado (come si è avuto e si avrà occasione di notare in queste pagine) il caso inverso: che i primi libri rappresentino il processo di eliminazione di ciò che è estraneo alla schietta indole di un individuo. Cosí molti, o scienziati o uomini pratici, hanno cominciato dal fare versi (ne ha fatti anche l’Oriani, e in verità assai scadenti, né ha rinnovato il tentativo); cosí, l’uomo serio nelle giovanili follie si libera di tutto quel che era in lui di frivolo, o, se si vuole, colui che è destinato a dimostrarsi frivolo vita durante, effonde in effimera fioritura quel che era in lui di serio, tutto ciò che non gioverebbe alla parte assegnatagli.”


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Alfredo Oriani

La Poesia di Dante




“C’è ragione alcuna per la quale la poesia di Dante debba esser letta e giudicata con metodo diverso da quello di ogni altra poesia? Parrebbe di sí, a volger l’occhio al severo profilo tradizionale di Dante, poeta, filosofo, teologo, giudice, banditore di riforme e profeta, e a dare ascolto ai motti che insistentemente si ripetono su lui, che è detto «grande al pari come uomo e poeta», «grande poeta perché uomo grande», «piú che poeta», e sulla sua Commedia, definita opera «singolare» e «unica» fra quante altre mai si conoscano. Quel profilo e quelle parole enfatiche hanno, in verità, fondamento nell’importanza che spetta a Dante, poeta non solo e uomo di pensiero, rappresentante delle concezioni medievali, ma altresí uomo d’azione, partecipe a suo modo della crisi italiana ed europea tra la fine del secolo decimoterzo e il principio del decimoquarto; e rispondono chiaramente al carattere assai complesso del suo maggior libro, nel quale all’opus poëticum si consertano l’opus philosophicum e l’opus practicum, a sentimenti e fantasie, atti di fede e di religiosità, insegnamenti, censure, della politica fiorentina e di quelle della Chiesa e dell’Impero e di tutti i principi italiani e forestieri, sentenze e vendette, annunzi e profezie, e al significato aperto e letterale si aggiungono significati allegorici o variamente riposti. Sarà opportuno mettere in guardia contro la seduzione a esagerare quell’importanza, e a tal fine rammentare che se Dante non fosse com’è, grandissimo poeta, è da presumere che tutte quelle altre cose perderebbero rilievo, perché di teologi, filosofi, pubblicisti, utopisti e partigiani politici ce ne furono molti ai suoi tempi come in ogni tempo: pure, l’importanza di esse, specialmente quando le si raccolga come in fascio, non si può negare.”


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La Poesia di Dante