Giovanni Gentile

Giovanni Gentile (Castelvetrano, 29 maggio 1875 – Firenze, 15 aprile 1944) è stato un filosofo, storico, critico letterario, pedagogista e politico italiano. Fu, insieme a Benedetto Croce, uno dei maggiori esponenti del neoidealismo filosofico e dell’idealismo italiano, nonché tra i più importanti protagonisti della cultura italiana del Novecento. Cofondatore dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana (Treccani) e, da ministro, artefice della riforma della pubblica istruzione nota come Riforma Gentile (1923).

Teoria generale dello Spirito come atto puro


Con “Teoria generale dello Spirito come atto puro”, Giovanni Gentile offre la formulazione più compiuta e sistematica della propria filosofia, destinata a segnare in profondità il pensiero italiano del Novecento. Il testo si presenta come un accesso diretto al nucleo vivo dell’attualismo: l’idea dello spirito come atto in atto, come attività originaria e inesauribile che costituisce la realtà stessa. Contro ogni forma di naturalismo e di dualismo, Gentile sostiene che non esiste una realtà data indipendentemente dal pensiero, ma solo la realtà che si attua nel pensare. Il soggetto non è un ente tra gli enti, ma il principio stesso della realtà: non sostanza, ma processo; non oggetto, ma attività pura che continuamente si crea e si riconosce. In questa prospettiva, ogni opposizione tra soggetto e oggetto, tra individuo e mondo, viene radicalmente ripensata e ricondotta all’unità vivente dello spirito. Opera insieme introduttiva e fondativa, la “Teoria generale” non offre un sistema chiuso, ma un itinerario speculativo esigente, che invita il lettore a partecipare attivamente al movimento del pensiero. Più che trasmettere verità già date, il libro intende suscitare quella tensione interiore che è condizione stessa del filosofare: un’esperienza in cui il pensiero non si limita a conoscere la realtà, ma la produce, incessantemente, nel proprio atto.

Studi su Dante


“La Divina Commedia è opera filosofica oltre che poetica, allo stesso titolo di tutti i poemi filosofici antichi della Grecia e di Roma. Giacché in essa il concetto generale dell’universo non è un presupposto della visione poetica nell’anima del poeta, ma è l’essenza stessa della trama generale dell’opera. In Dante la filosofia non è il particolare e l’accessorio; ma il generale, l’insieme, il principale. La poesia piuttosto è nei particolari. E questa è la differenza tra lui e i puri poeti; ciascuno dei quali ha di solito una filosofia, ma come antecedente dell’opera sua, latente, ispiratrice inconsapevole. Il critico potrà scoprirvela; ma il poeta l’ha obliata. Dante, invece, non dimentica mai il suo concetto, che adombra sì del velo dell’allegoria, ma senza nasconderlo né a sé né al suo lettore; e a questo concetto ha fisso sempre lo sguardo; ché, se a tratti la passione lo vince, e vive con le creature vive della sua fantasia la vita irriflessa del mondo, su cui il filosofo medita, il fine generale del poema subito lo scote e richiama a quel concetto, e lo incalza a proseguire la ideale costruzione sopramondana, che conduce l’uomo dalla oscura selva terrena, in cui si ritrova nel mezzo del cammin della vita, alla grande luce del pensiero di Dio.”

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Studi su Dante