Federico De Maria

Federico De Maria (Palermo, 1885–1954) fu poeta, romanziere, drammaturgo e giornalista, tra le personalità più interessanti del rinnovamento letterario italiano del primo Novecento. Fondatore nel 1905 della rivista “La Fronda”, partecipò alla stagione iniziale del Futurismo, entrando in rapporto con Filippo Tommaso Marinetti, dal quale successivamente si distaccò. Autore di una vasta produzione poetica, narrativa e teatrale, collaborò con importanti quotidiani e svolse un’intensa attività culturale. Tra le sue opere narrative, “Santa Maria della Spina” (1912) occupa un posto significativo per la penetrante indagine psicologica e l’originale rappresentazione delle inquietudini della coscienza moderna.

HoleniaNovecento

Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini

Santa Maria della Spina



La morte della madre, un viaggio da Napoli a Pisa, l’incontro con una donna destinata a sconvolgerne l’esistenza: per il giovane Claudio, protagonista di “Santa Maria della Spina”, ciò che avrebbe dovuto rappresentare un ritorno alla vita si trasforma progressivamente in un’esperienza di inquietudine e smarrimento. La passione per Elena, sua cugina, sposata e madre di un bambino, diviene il centro di un universo sentimentale nel quale il desiderio si confonde con il rimorso, la memoria con l’immaginazione, la ricerca della felicità con il timore di perderla. Sullo sfondo di una Pisa restituita con vivida sensibilità, fra gli interni della borghesia cittadina e le suggestioni dei lungarni, Federico De Maria costruisce un romanzo di notevole intensità psicologica, nel quale la vicenda amorosa si intreccia al mistero delle origini familiari, alle ossessioni ereditarie e alle regioni più oscure della coscienza. Pubblicato nel 1912, “Santa Maria della Spina” appartiene a quella stagione di trasformazione della narrativa europea che avrebbe trovato nel grande romanzo novecentesco le proprie espressioni più compiute. Ancora legato per alcuni aspetti alla sensibilità decadente, ma già proiettato verso le inquietudini della modernità, il libro rivela una sorprendente capacità di rappresentare le contraddizioni dell’individuo, la precarietà dell’identità e l’impossibilità di sottrarsi interamente al proprio passato. Un romanzo da riscoprire, nel quale la tragedia della passione diventa un’indagine sulla fragilità della ragione e sui territori inesplorati dell’esperienza interiore.

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Santa Maria della Spina

La vita al vento



Un uomo deciso a conquistare il mondo. Un’intera epoca travolta dalla storia. Un grande romanzo italiano da riscoprire. Bruno Soveria è giovane, brillante, ambizioso. Possiede un’intelligenza fuori dal comune, una sensibilità irrequieta e una volontà di affermazione che non conosce limiti. Sogna la gloria, l’amore assoluto, una vita capace di elevarsi al di sopra della mediocrità. Ma ogni conquista porta con sé una nuova inquietudine, ogni passione una ferita, ogni promessa di felicità il rischio della disillusione. Dalla Sicilia di fine Ottocento alla Parigi scintillante della Belle Époque, dai deserti dell’Africa settentrionale alle tragedie della Grande Guerra, Federico De Maria costruisce un vasto affresco narrativo nel quale la vicenda di un uomo si intreccia alle grandi trasformazioni del Novecento. Amori tormentati, rivalità, avventure, ambizioni politiche e intellettuali accompagnano il protagonista in una continua ricerca di se stesso, mentre il mondo che lo circonda perde progressivamente le proprie certezze. Romanzo di formazione, di passioni e di disincanto, “La vita al vento” appartiene alla grande stagione della narrativa psicologica europea, fra le suggestioni del Decadentismo e le inquietudini della modernità. La ricchezza degli ambienti, l’intensità delle vicende e la complessità del protagonista ne fanno una testimonianza affascinante di un’epoca nella quale l’individuo credeva ancora di poter imprimere il proprio destino alla storia.

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La vita al vento