Mario Carli

Arditismo




“Dall’ardire e dall’ardore è nato l’Ardito. Qualcuno l’ha voluto definire un romantico della nuova Italia. Qualcun altro ha visto in lui lo spirito garibaldino con altra divisa. Altri vi hanno trovato elementi di guasconismo, ecc…ecc… Tenterò anch’io una definizione, che riassuma le impressioni che ho sparso in queste pagine. Io vedo negli Arditi il trionfo di una giovinezza modernissima e italianissima, non guasta da scetticismi e da esperienze roditrici. L’esplosione di una razza dagli istinti potenti: muscoli poderosi fasciati di nervi vibranti, intelligenza spregiudicata e acuminata, cuore e vene traboccanti, fegato e stomaco sanissimi, desiderio inesausto di marciare in testa: dovunque si vada, qualunque pericolo ci attenda. L’Ardito è agile, veloce, impetuoso e odia tutto ciò che è lento, stanco, sfiduciato, pesante.”


Mario Carli(San Severo, 30 dicembre 1888 – Roma, 9 settembre 1935) è stato uno scrittore, giornalista, poeta e diplomatico italiano (San Severo 1888 – Roma 1935). Esordì nel 1909 nel settimanale La difesa dell’arte, cui seguirono Il Centauro e la Rivista d’arte di scienza e di vita (1911-13). Futurista, durante la guerra fu negli arditi; nel dopoguerra diresse Roma futurista, L’Ardito, La Testa di ferro e Il principe. Durante il fascismo fu uno dei giornalisti di punta dell’intransigentismo e diresse vari giornali, tra i quali il quotidiano romano L’Impero (con Emilio Settimelli), il Brillante e Oggi e domani. Fu autore di diverse opere letterarie, tra cui il romanzo sperimentale Retroscena (1915), il memoriale Con d’Annunzio a Fiume (1920) e la raccolta poetica La mia divinità (1923). Negli anni Trenta ricoprì incarichi diplomatici come console generale d’Italia a Porto Alegre in Brasile e successivamente a Salonicco.

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