
Alfred Wolfenstein (1883–1945) fu poeta, drammaturgo e traduttore tra le voci più significative dell’espressionismo tedesco. Nato a Halle in una famiglia ebraica, si formò tra Dessau e Berlino, dove entrò nei circuiti dell’avanguardia collaborando con la rivista “Die Aktion”. La sua prima raccolta, “Die gottlosen Jahre” (1914), lo impose come interprete acuto della crisi dell’uomo moderno. Sostenuto, tra gli altri, da Rainer Maria Rilke, con cui intrattenne un rapporto di stima e confronto, Wolfenstein sviluppò una poesia che, pur dialogando con la tradizione lirica, ne radicalizzava le tensioni in senso espressionista, soprattutto nella rappresentazione della metropoli come spazio di estraneità e solitudine. Accanto alla poesia, fu importante traduttore di autori francesi come Arthur Rimbaud e Paul Verlaine. Di orientamento pacifista, dopo il 1933 fu costretto all’esilio tra Praga e Parigi. Visse gli anni dell’occupazione in condizioni di clandestinità e crescente isolamento. Gravemente malato e segnato dalla persecuzione, si tolse la vita a Parigi nel 1945. La sua opera, a lungo trascurata, è oggi riconosciuta come una delle testimonianze più intense della coscienza europea alla vigilia della catastrofe del Novecento.
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Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Gli anni senza Dio
In un’Europa sospesa sull’orlo della catastrofe, la poesia di Alfred Wolfenstein si leva come una voce tesa, lucida e inquieta, capace di dare forma alla crisi profonda dell’uomo moderno. “Gli anni senza Dio” (“Die gottlosen Jahre”, 1914) rappresenta uno dei vertici dell’espressionismo lirico tedesco: una raccolta in cui la città diventa simbolo di alienazione, la vicinanza tra gli uomini si trasforma in distanza, e l’esperienza quotidiana si deforma in visione. Tra stanze soffocanti, strade gremite e cieli che si restringono, l’io poetico attraversa un mondo in cui ogni certezza sembra dissolversi. Eppure, proprio dentro questa frattura, la parola cerca una forma, una resistenza, una possibilità di senso. Come si legge nei testi della raccolta, la realtà non è più uno spazio stabile, ma un campo di tensioni in cui l’uomo “si dissecca” e non riesce più a elevarsi. Questa edizione, la prima in italiano, restituisce tutta la forza di una poesia che non vuole “fare musica”, ma avanzare, incidere, mostrare i propri passi . Un libro essenziale per comprendere non solo l’espressionismo, ma la condizione spirituale del Novecento.

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