Alfredo Oriani
“Non bisogna cercare il vero Oriani nei primi suoi romanzi. Certamente, accade assai spesso che i primi libri mostrino come in abbozzo quel che un ingegno sarà nel suo futuro svolgimento; ma si dà anche non di rado (come si è avuto e si avrà occasione di notare in queste pagine) il caso inverso: che i primi libri rappresentino il processo di eliminazione di ciò che è estraneo alla schietta indole di un individuo. Cosí molti, o scienziati o uomini pratici, hanno cominciato dal fare versi (ne ha fatti anche l’Oriani, e in verità assai scadenti, né ha rinnovato il tentativo); cosí, l’uomo serio nelle giovanili follie si libera di tutto quel che era in lui di frivolo, o, se si vuole, colui che è destinato a dimostrarsi frivolo vita durante, effonde in effimera fioritura quel che era in lui di serio, tutto ciò che non gioverebbe alla parte assegnatagli.”

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La Poesia di Dante
“C’è ragione alcuna per la quale la poesia di Dante debba esser letta e giudicata con metodo diverso da quello di ogni altra poesia? Parrebbe di sí, a volger l’occhio al severo profilo tradizionale di Dante, poeta, filosofo, teologo, giudice, banditore di riforme e profeta, e a dare ascolto ai motti che insistentemente si ripetono su lui, che è detto «grande al pari come uomo e poeta», «grande poeta perché uomo grande», «piú che poeta», e sulla sua Commedia, definita opera «singolare» e «unica» fra quante altre mai si conoscano. Quel profilo e quelle parole enfatiche hanno, in verità, fondamento nell’importanza che spetta a Dante, poeta non solo e uomo di pensiero, rappresentante delle concezioni medievali, ma altresí uomo d’azione, partecipe a suo modo della crisi italiana ed europea tra la fine del secolo decimoterzo e il principio del decimoquarto; e rispondono chiaramente al carattere assai complesso del suo maggior libro, nel quale all’opus poëticum si consertano l’opus philosophicum e l’opus practicum, a sentimenti e fantasie, atti di fede e di religiosità, insegnamenti, censure, della politica fiorentina e di quelle della Chiesa e dell’Impero e di tutti i principi italiani e forestieri, sentenze e vendette, annunzi e profezie, e al significato aperto e letterale si aggiungono significati allegorici o variamente riposti. Sarà opportuno mettere in guardia contro la seduzione a esagerare quell’importanza, e a tal fine rammentare che se Dante non fosse com’è, grandissimo poeta, è da presumere che tutte quelle altre cose perderebbero rilievo, perché di teologi, filosofi, pubblicisti, utopisti e partigiani politici ce ne furono molti ai suoi tempi come in ogni tempo: pure, l’importanza di esse, specialmente quando le si raccolga come in fascio, non si può negare.”

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