Angiolo Silvio Novaro


Angiolo Silvio Novaro (Diano Marina, 1866 – Oneglia, 1938) fu poeta e narratore tra i più appartati e coerenti della tradizione italiana tra Otto e Novecento. Formatasi inizialmente nella prosa narrativa, la sua scrittura si orientò progressivamente verso la poesia, trovando espressione in una lirica intima e musicale, attenta ai temi della natura, della famiglia e dell’infanzia, in dialogo con la lezione di Giovanni Pascoli. Accanto all’attività letteraria, partecipò alla vita culturale del suo tempo, collaborando a riviste e intrecciando rapporti con figure come Giovanni Verga e Ugo Ojetti. La sua opera conobbe una svolta decisiva dopo la morte del figlio nella prima guerra mondiale, evento che segnò profondamente la sua poesia, orientandola verso una dimensione elegiaca e religiosa. Autore di raccolte come “Il cestello” e “Il piccolo Orfeo”, Novaro rimase estraneo alle avanguardie, scegliendo una via lirica personale, fondata sulla semplicità espressiva e su una profonda tensione spirituale. In “Tempietto”, pubblicato postumo, questa ricerca giunge a una forma di quiete e di compiuta interiorità.

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Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini

Tempietto


Pubblicato postumo nel 1939, “Tempietto” rappresenta l’estremo approdo della poesia di Angiolo Silvio Novaro: un libro raccolto e silenzioso, in cui la parola si fa misura interiore, spazio di meditazione e di pacificazione. Dopo le stagioni segnate dal dolore e dalla perdita, la voce del poeta si distende in una tonalità più essenziale, quasi purificata, capace di accogliere il ricordo senza esserne travolta. Il “tempietto” evocato dal titolo non è un luogo reale, ma un santuario dell’anima: qui la memoria si attenua in una luce più mite, la fede si trasforma in quieta adesione, e anche la natura, così presente nella sua poesia, si offre come segno discreto di una armonia ritrovata. Il linguaggio si fa sobrio, concentrato, mentre la musicalità – cifra costante di Novaro – si interiorizza, assumendo un ritmo più raccolto e meditativo. Lontano dalle inquietudini e dalle tensioni della modernità novecentesca, “Tempietto” si presenta come un libro di approdo, un testamento spirituale in cui la poesia diventa gesto ultimo di raccoglimento e di riconciliazione.

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Tempietto