
Eleonora Levi Giordani nasce il 25 marzo 2003 a Serramazzoni, piccolo paese nel cuore dell’Appennino Modenese. Appassionata lettrice ed amante dei gatti, studia Antropologia all’Università di Bologna, vivendo con il padre, fisico e musicologo, tra montagne di libri, vinili e teorie dei quanti. “Eigengrau” è il suo debutto letterario.
HoleniaPoesia
Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Eigengrau
Già Plinio, nella sua Naturalis historia, aveva affermato che l’organo della vista non è l’occhio bensì la mente. Anche la vecchia teoria che supponeva che nel nostro encefalo si formassero sbiadite copie della realtà o addirittura rappresentazioni precise di essa, vere e proprie immagini fotografiche, non può più essere sostenuta. Alcune valutazioni delle caratteristiche della realtà e degli oggetti, come, per esempio, il loro valore simbolico o estetico, dipendono, ovviamente, dall’entrata sensoriale ma anche dalla conoscenza, dalla cultura, dallo stato d’animo dell’osservatore, dalla singola sensibilità. Trasformazioni tra sistemi di riferimento, direbbe qualcuno. La visione può essere considerata quindi un processo di mutamento e d’interpretazione di un mondo esterno, fisicamente esistente, in un nostro mondo percettivo. Così il pensiero, che la realtà la pensa e, pensandola, idealisticamente addirittura la pone e la crea (l’attualismo di Gentile); così la poesia, che della realtà è visione/epifania, lettura e costruzione ad un tempo. Le cellule gangliari dei mammiferi presentano una scarica spontanea, anche nella più completa oscurità. Quelle del poeta, ugualmente, spontaneamente vedono, anche nell’assenza totale di luce, perché permanentemente centrate nella conoscenza dell’oltre, del numinoso, del sacro. Se la retina ha una sua attività anche in assenza del segnale luminoso, l’occhio del poeta a maggior ragione vede, sempre e comunque, al di là della luce e del buio, mondi nuovi, mondi antichi, mondi eterni. Di più. Se la sensazione di “scarica all’oscuro”, di visual noise, il tedesco Eigengrau, è lo stato di normalità fisica dell’uomo, il poeta è forse egli stresso lo stimolo luminoso che aumenta, potenzia o modula e decrementa la frequenza con la quale l’uomo vede, vive, sogna e spera. Se all’occhio umano manca luce, il Poeta gliela dona.

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Eigengrau
Eigengrau è una silloge complessa e coraggiosa. Complessa perché sfida il lettore a seguire il percorso di una voce che non semplifica, che non addolcisce, che non teme il rischio dell’opacità. Coraggiosa perché affronta temi estremi — la morte, l’esilio, la sessualità, la ferita, la fede — senza retorica e senza protezione.
La poesia di Eleonora Levi Giordani è una poesia dell’interiorità luminosa: non perché porti luce dove c’è buio, ma perché mostra come la luce sia già dentro il buio, come la visione nasca nel luogo meno evidente, come l’umano trovi la sua verità nella soglia tra ombra e parola. In un panorama poetico spesso frammentato e rumoroso, Eigengrau si distingue per la sua coerenza e profondità: è un libro che ascolta il silenzio, che interroga la vista e la mente, che restituisce alla poesia il suo carattere più alto e più necessario — essere la forma invisibile di ciò che non smette di chiedere di essere visto.

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