
Enrico Cavacchioli (Pozzallo, 15 marzo 1885 – Milano, 4 gennaio 1954) è stato un commediografo, poeta, librettista, critico letterario e giornalista italiano. Aderì fin da subito al futurismo, staccandosene altrettanto prematuramente nella direzione di una poetica personale e ricca di toni, ben rappresentata dalla sua ultima raccolta del 1914, “Cavalcando il sole”. Qui riproposta dopo un lungo ed incomprensibile oblio.
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Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Cavalcando il sole
“Del tutto ingiustificata è la dimenticanza pressoché totale in cui cadde la sua produzione poetica, avviata nel 1906 con “L’incubo velato”, e che raggiunse notevoli risultati, proprio nella direzione di un grottesco lirico, con “Le ranocchie turchine” del 1909, per approdare, con varietà e ricchezza di intonazioni, nel 1914, a “Cavalcando il sole”. Ma a Cavacchioli non giovarono, sia la posizione piuttosto indipendente nei confronti della poetica futurista, abbracciata prematuramente ed altrettanto prematuramente abbandonata, che la spiccata originalità della sua voce, troppo libera e fuori dagli schemi per potersi conquistare un meritato spazio nella cultura letteraria del suo tempo.”

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Le ranocchie turchine
“Le ranocchie turchine” (1909) occupa un posto significativo nella prima stagione poetica di Enrico Cavacchioli, collocandosi tra l’esordio di L’incubo velato e la successiva svolta di Cavalcando il sole. Pubblicata nel clima fervido delle avanguardie dei primi anni del Novecento e in prossimità dell’affermazione del Futurismo, la raccolta testimonia una fase di transizione decisiva: il progressivo distacco dalla lirica tradizionale e l’apertura a un immaginario più libero, ironico e spiazzante. Attraverso immagini insolite, accostamenti audaci e una lingua che incrina consapevolmente l’equilibrio della poesia ottocentesca, Cavacchioli sperimenta nuove possibilità espressive senza aderire ancora in modo dogmatico ai programmi futuristi. “Le ranocchie turchine” restituisce così il ritratto di un autore in piena ricerca, sospeso tra eredità simboliste e desiderio di rinnovamento, offrendo una testimonianza preziosa delle tensioni poetiche che attraversano l’alba del Novecento italiano.

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