
Ernst Blass nacque a Berlino nel 1890 in una famiglia ebraica della borghesia industriale. Entrò giovanissimo negli ambienti del primo espressionismo berlinese e, attraverso Kurt Hiller e il “Neue Club”, fu vicino a Georg Heym e Jakob van Hoddis. Partecipò alle iniziative del “Neopathetisches Cabaret” e pubblicò sulle principali riviste dell’avanguardia. Nel 1912 apparvero dodici sue poesie nell’antologia “Der Kondor” e, pochi mesi dopo, il suo primo volume, “Die Straßen komme ich entlang geweht”, che gli diede immediata notorietà. Negli anni successivi la sua poesia si orientò verso forme più controllate, anche sotto l’influenza di Stefan George e Paul Ernst. Fu inoltre saggista, critico teatrale, critico della danza e, negli anni della Repubblica di Weimar, importante critico cinematografico. Dal 1926 una grave malattia agli occhi lo condusse quasi alla cecità; dopo il 1933, in quanto ebreo, vide progressivamente ridursi le possibilità di lavoro e pubblicazione. Morì a Berlino nel 1939. La sua opera, a lungo trascurata nel secondo dopoguerra, è stata successivamente riscoperta come una delle testimonianze più singolari della prima stagione espressionista.
HoleniaPoesia
Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Vengo sospinto lungo la strada
Pubblicata nel 1912, “Die Straßen komme ich entlang geweht” è la raccolta che impose Ernst Blass tra le voci più originali del primo espressionismo tedesco. Berlino vi appare come una materia mobile e nervosa: strade, tram, caffè, lampioni, vetrine, prostitute, automobili, parchi e stazioni entrano nella poesia non come semplice scenario, ma come proiezione di una coscienza esposta agli urti della modernità. Il soggetto lirico non domina la città: ne è trascinato, attraversato, talvolta quasi dissolto. Blass alterna visionarietà e ironia, erotismo e angoscia, malinconia e improvvise accensioni del quotidiano. L’elevazione lirica viene continuamente incrinata da dettagli prosaici, fisiologici, urbani: un caffè, un tram, un mal di testa, una vetrina, una battuta. È in questa collisione fra sogno e realtà che si definisce la sua idea di una poesia «progredita», capace di accogliere insieme conoscenza, sincerità, dissonanza e bellezza. Nei Vor-Worte che aprono il volume, Blass immagina infatti il poeta futuro come un essere insieme critico e sognatore, disposto a non occultare ciò che nella vita è piatto, vischioso, quotidiano, persino idiota. “Vengo sospinto lungo la strada” restituisce al lettore italiano un libro fondamentale per comprendere la nascita della sensibilità metropolitana novecentesca: una poesia in cui la città diventa sistema nervoso e il sistema nervoso diventa paesaggio.

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