
Poeta, drammaturgo, romanziere e giornalista italiano (Palermo, 21 luglio 1883 – Palermo, 1° aprile 1954). Pubblicò numerose raccolte di versi (“Voci”, 1903; “Le canzoni rosse”, 1905; “La leggenda della vita”, 1909; “Sillabe”, 1949), tre romanzi, tra cui il seminale “Santa Maria della Spina” (1911), drammi teatrali e saggi critici. Nelle sue opere, sia in versi che in prosa, si trovano modi di un dinamismo espressivo, che anticipano sia il futurismo che la grande stagione del romanzo novecentesco.
HoleniaNovecento
Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Santa Maria della Spina
“Santa Maria della Spina” fu scritto tra il 1902 ed il 1904, rimaneggiato nel 1908, e pubblicato per la prima volta nel 1911 per i tipi di Bordandini di Forlì. Seguirono altre due edizioni, quella del 1912, presso il Romagna di Bologna, e quella del 1920, presso Lattes di Torino. Il romanzo, a giudizio della critica più attenta e scevra di preconcetti, si colloca prematuramente nel solco dell’autentica narrativa di “scavo”, ancor prima di Proust e di Joyce, direttamente sulla soglia, del grande romanzo novecentesco. Di più: si può dire che per molti aspetti esso precorra anche vari elementi della psicologia di Sigmund Freud.

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La vita al vento
Bruno Soveria è un giovane destinato agli estremi.Tutto, in lui, tende alla grandezza: l’intelligenza brillante, l’ambizione smodata, l’inquietudine che lo sospinge oltre ogni limite. Cresciuto nell’Italia di fine Ottocento e proiettato nel vortice del primo Novecento, Bruno attraversa Roma, Parigi e il deserto tunisino come un protagonista in cerca della propria leggenda – e trova, invece, la trama complessa e dolorosa della vita reale. La vita al vento è il romanzo di questa corsa verso l’assoluto: un percorso di formazione e disinganno, di ascesi e caduta, in cui l’energia titanica del protagonista si specchia nel fascino ambiguo delle donne che incontra, nell’amicizia tradita, negli orizzonti sterminati del Sahara. La prosa di Federico De Maria alterna pagine di visionaria potenza lirica a momenti di intensa introspezione psicologica, componendo il ritratto indimenticabile di un uomo che vuole troppo dal mondo – e forse troppo da sé stesso. Una storia di desiderio e rovina, di sogni che si sollevano come vento e vento che li disperde. Un romanzo che racconta l’epica e il naufragio dell’ambizione moderna, e che ancora oggi parla con voce limpida di ciò che rende umana ogni nostra aspirazione: la bellezza, l’errore, la fragilità.

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