
Federigo Tozzi (Siena, 1° gennaio 1883 – Roma, 21 marzo 1920) è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo e giornalista italiano. Per lungo tempo misconosciuto dalla critica, è stato rivalutato solo decenni dopo la sua scomparsa ed è oggi considerato uno dei più importanti narratori della nostra letteratura novecentesca. Tra le sue opere: “Con gli occhi chiusi” (1919); “Tre croci” (1920); “Il podere” (1921).
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Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Liriche sparse
Tozzi lasciò molte delle sue opere inedite oppure disperse tra giornali e riviste: spettò al figlio Glauco il riordinamento del materiale pubblicato postumo. Fu così anche per la produzione poetica: alle opere edite in vita, dal sapore marcatamente dannunziano, “La zampogna verde” (1911) e “La città della vergine” (1913), si aggiungono altri testi che il figlio raccolse tra i manoscritti inediti dell’autore, alcuni allo stato di mero frammento, o in pubblicazioni di vario genere. Il materiale qui riprodotto, sotto la denominazione di “Liriche sparse” e “Frammenti”, fu pubblicato, come singole sezioni, nell’edizione definitiva delle “Opere” in cinque volumi (1961-1981).

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La città della Vergine
Pubblicata nel 1913, “La città della Vergine” occupa un luogo appartato ma decisivo nell’opera di Federigo Tozzi. In questo poemetto, Siena — la Civitas Virginis della tradizione medievale — si fa spazio simbolico e memoria storica, teatro di una meditazione che intreccia identità civica, devozione mariana e inquietudine moderna. Attraverso una lingua densa, nutrita di erudizione storica e di tensione mistica, Tozzi costruisce una vera e propria architettura poetica della memoria, in cui il passato non è semplice rievocazione, ma forza viva che plasma lo sguardo sul presente. Lontana tanto dall’idillio locale quanto dall’estetismo decorativo, “La città della Vergine” rivela il volto meno noto ma più profondamente radicato della poesia tozziana: un laboratorio spirituale e simbolico in cui si formano i nuclei tematici che attraverseranno anche la grande narrativa degli anni successivi. Un testo chiave, oggi riscoperto dalla critica, per comprendere la genesi di uno dei maggiori scrittori del Novecento italiano.

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