Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio (Pescara, 1863 – Gardone Riviera, 1938) fu poeta, narratore, drammaturgo e protagonista della vita culturale e politica italiana tra Otto e Novecento. Dopo gli studi al Collegio Cicognini di Prato esordì giovanissimo con “Primo vere”. Trasferitosi a Roma, si impose rapidamente come una delle personalità centrali del decadentismo italiano. Tra le sue opere maggiori figurano “Il piacere”, “Il trionfo della morte”, “Le vergini delle rocce”, “Alcyone”, “La figlia di Iorio” e “Notturno”. La sua scrittura, caratterizzata da una straordinaria ricchezza lessicale e musicale, esercitò un’influenza vastissima sulla letteratura e sul costume italiani. Negli ultimi anni visse al Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, dove morì il 1º marzo 1938.

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“L’alba surgente da le mie colline / dolce mi guarda co’ risi di neve, / mentre le messi d’ôr su’ campi chine / si baciano fremendo a l’aura lieve.” (da Primo vere)

Primo vere

Pubblicato per la prima volta nel 1879, quando Gabriele D’Annunzio aveva appena sedici anni, “Primo vere” è il libro d’esordio di uno degli autori destinati a segnare più profondamente la letteratura italiana fra Ottocento e Novecento. La presente edizione riproduce la seconda redazione del 1880, più ampia e già sottoposta a un significativo lavoro di revisione. Nelle liriche della raccolta affiorano la lezione di Carducci, il culto della classicità, l’attrazione per il paesaggio, l’amore, la memoria dell’Abruzzo e una precoce attenzione alla musicalità del verso. È ancora la voce di un poeta in formazione, ma vi si riconoscono alcuni tratti che accompagneranno D’Annunzio lungo tutta la sua opera: la sensibilità per il colore e il suono, la trasformazione della natura in esperienza sensoriale, il gusto per la parola rara e l’aspirazione a fare della poesia una forma intensificata della vita. In componimenti come “Ex imo corde”, “Alba d’estate”, “Nox” e “Fantasia pagana” si osserva già quella disposizione a fondere paesaggio, mito e percezione che troverà pieno compimento nella poesia della maturità. “Primo vere” non è soltanto la curiosità bibliografica rappresentata dall’esordio di un grande autore: è il documento vivo di una vocazione che sta prendendo coscienza dei propri mezzi e che, nel giro di pochi anni, avrebbe trasformato radicalmente il linguaggio della poesia italiana.

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Primo vere