Giacomo Matteotti (Fratta Polesine, 1885 – Roma, 1924), laureato in giurisprudenza all’Università di Bologna, fu tra i principali esponenti del socialismo riformista italiano nel primo dopoguerra. Deputato dal 1919 nelle file del Partito Socialista Unitario, si distinse per la rigorosa competenza in materia economica e finanziaria e per l’intransigente opposizione parlamentare al nascente regime fascista. Autore di saggi e interventi di analisi politica, tra cui “Un anno di dominazione fascista” (1924), denunciò con documentazione puntuale violenze, illegalità e irregolarità elettorali del governo Mussolini. Il 30 maggio 1924 pronunciò alla Camera il celebre discorso contro i brogli delle elezioni del 6 aprile; il 10 giugno fu rapito e assassinato da una squadra fascista. La sua morte segnò una cesura decisiva nella storia dell’Italia liberale, trasformandolo nel simbolo della resistenza civile e parlamentare alla dittatura.
L’ultimo discorso
Giacomo Lauro Matteotti (Fratta Polesine, 22 maggio 1885 – Roma, 10 giugno 1924) è stato un politico e giornalista italiano, segretario del Partito Socialista Unitario, formazione nata da una scissione del Partito Socialista Italiano al Congresso di Roma dell’ottobre 1922.
«Uccidete me, ma l’idea che è in me non la ucciderete mai… La mia idea non muore… I miei bambini si glorieranno del loro padre… I lavoratori benediranno il mio cadavere… Viva il Socialismo!».

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Reliquie
Questi scritti raccolgono la voce di Giacomo Matteotti nel momento più drammatico della vita politica italiana tra il 1922 e il 1924. Articoli, interventi polemici, analisi economiche e rievocazioni documentarie compongono un atto di accusa fondato su dati, testi e riscontri puntuali: non invettiva, ma verifica; non retorica, ma confronto serrato con le parole e gli atti del fascismo nascente. Matteotti smonta la narrazione ufficiale del regime mostrando, attraverso i documenti, le contraddizioni tra le originarie posizioni demagogiche del movimento e la successiva pretesa di restaurare ordine e legalità. Ne emerge il ritratto di un oppositore lucido, metodico, instancabile, convinto che la forza della politica risieda nella responsabilità della parola e nella prova dei fatti. La pubblicazione di questi testi, già all’indomani del suo assassinio, li consacrò come testimonianza morale e storica; oggi essi si impongono come fonte imprescindibile per comprendere la genesi e il consolidamento della dittatura fascista e il significato profondo del sacrificio civile di Matteotti.

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