
Gian Pietro Lucini (Milano, 30 settembre 1867 – Breglia, 13 luglio 1914), è stato un poeta, scrittore e critico letterario italiano. Poco considerato dalla critica fino a Franco Fortini, fu rivalutato da Edoardo Sanguineti, divenendo quindi oggetto di studi approfonditi. Considerato precursore delle nuove avanguardie, Lucini è ora annoverato tra i maggiori innovatori della poesia italiana. Attraversando Scapigliatura, Futurismo e Simbolismo, ebbe posizioni politiche antiborghesi, anarchiche, antimonarchiche ed anticlericali.
HoleniaPoesia
Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Revolverate
“Del Futurismo, G. P. Lucini è il piú strano avversario, ma anche, involontariamente, il piú strenuo difensore. Il suo spirito socratico, la sua cultura enorme, il suo isolamento doloroso dagli esseri e dai frangenti reali ne fanno un uomo che serba tenace gli amori per molte varie propaggini del Passato. Egli ha dichiarato di non essere un settatore del Futurismo. E sia. Ma se non tali i suoi amori, tutti i suoi odî sono i nostri. L’intera sua mirabile azione letteraria si risolve in un’avversione implacabile delle formule cieche ed impure onde cosí spesso la Poesia italiana, anche celebratissima, è andata rivestendosi, specie in questi ultimi anni di equivoca fortuna, e il Lucini ha strenuamente combattuto queste viete forme consunte, nella sua opera magistrale: Il Verso libero, che è senza dubbio una delle piú alte, delle piú sfolgoranti vette del pensiero umano.” F.T.M.

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