Knut Hamsun



Romanziere e poeta norvegese, nato a Lom nel Gudbrandsdal, il 4 agosto 1859: insignito del premio Nobel nel 1920. Temperamento primordiale d’artista di potente lirismo, giunto all’arte non dalla letteratura e dagli studi, ma direttamente dalla vita, dopo aver trascinato la lotta per l’esistenza di mestiere in mestiere, prima in Norvegia e poi in America, portato alla poesia da una necessità interna elementare, con una sicurezza di sé e delle proprie vie quale solamente s’incontra negli scrittori per i quali la propria opera è imposta senza possibilità di compromessi, dalla propria natura. Esordì negli anni in cui la iniziale brutalità del naturalismo s’andava ammorbidendo nelle delicate raffinatezze dell’impressionismo, e apparve come un’autentica rivelazione.

HoleniaNovecento

Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini

Fame




Nel romanzo Fame (1890), mentre rappresentava con crudezza di particolari lo spasimo dell’uomo a cui manca anche materialmente il tozzo di pane, riportava invece la vita nell’interiorità dell’individuo, risolvendo il dramma della realtà nella trionfante ebbrezza di un’umanità per la quale l’intensità delle sofferenze non costituisce che la misura delle proprie forze. In questo modo, già fin dai potenti esordi, Knut Hamsun impostava quello che sarebbe stato il motivo dominante della sua opera: la poesia dell’individuo che ha soltanto in sé le sorgenti della sua vita, e dal mondo esterno non trae che stimoli allo svolgimento della sua vita interiore, secondo leggi proprie e per virtù di proprie forze in cui si esprime, al di là di ogni logica razionale, e con la verità degli istinti, la natura.

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Fame

Pan




“Poco importa che piova e che ululi il vento… Spesso una minuscola gioia c’invade e ci penetra in un giorno burrascoso, e noi, per dir così, ce ne stiamo da parte con la nostra felicità. Ritti, sicuri, guardiamo più in là. Di tanto in tanto un tranquillo sorriso ci sfiora le labbra, mentre volgiamo gli occhi di qua e di là. A che si pensa? Forse un lucido vetro della finestra o il riflesso d’un raggio di sole nello specchio, o la vista di un ruscelletto, o semplicemente una striscia più azzurra nell’azzurro del cielo attirano la nostra attenzione. Basta questo, non ci vuol altro. Si danno pure momenti, nei quali gli eventi più straordinari non hanno tanto potere da turbare una disposizione d’animo calma e indifferente: in una rumorosa sala da ballo si può tranquillamente star seduti, rimanendo perfettamente equilibrati ed estranei al frastuono. L’anima, bisogna non dimenticarlo, è l’unica fonte del dolore e della gioia.”

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Pan

Il cerchio si chiude




“Quando la gente va al molo per l’arrivo del vapore costiero, non c’è in vista un introito, ma neanche una spesa; l’equilibrio è perfetto; al massimo si consumano un po’ le scarpe. Tutto sommato, non ne può venire alcun danno; ma raramente ne vien fuori qualcosa. Non si tratta, dunque, né d’un avvenimento straordinario, né d’uno spettacolo da rallegrare gli Dei, non v’è proprio nulla di meraviglioso. No, no! Alcuni uomini e alcune casse scendono a terra, alcuni uomini e alcune casse salgono a bordo. Nessuno parla, né il timoniere, che sta appoggiato al parapetto, né lo spedizioniere ch’è sul molo; essi non hanno bisogno di dire neppure una parola; guardano le carte e fanno cenno con la testa.”

“Il cerchio si chiude” fu pubblicato nel 1936 ed è l’ultimo romanzo di Knut Hamsun. Il libro racchiude nel titolo un doppio destino: conclude la carriera letteraria di Hamsun e la vita del protagonista Abel Brodersen. Se l’autore torna al punto di partenza della sua monumentale opera, ovvero il mistero insondabile della mente umana, il protagonista, ancora un uomo d’eccezione da una terra di confine, completamente denudato da tutte le ipocrisie e da tutte le cialtronerie, trasforma il consueto desiderio di essere socialmente accettato nella rassegnazione di chi ha deciso di rinunciare definitivamente a lottare. Hamsun stesso definì Ringen sluttet, “sia dal punto di vista della fantasia che del pensiero l’opera migliore che abbia mai scritto”.

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Il cerchio si chiude