Knut Hamsun


Knut Hamsun (1859-1952), nato Knud Pedersen in Norvegia, fu uno dei maggiori innovatori della narrativa europea fra Otto e Novecento. Autodidatta, conobbe fin da giovane il lavoro manuale, il vagabondaggio e l’emigrazione negli Stati Uniti, esperienze che alimentarono una scrittura attenta alle zone instabili e contraddittorie della coscienza. Con “Fame” (1890), “Misteri” (1892), “Pan” (1894) e “Victoria” (1898) contribuì in modo decisivo al superamento del naturalismo, concentrando la narrazione su impulsi, percezioni, oscillazioni emotive e stati interiori. Nel 1920 ricevette il Premio Nobel per la letteratura per “Markens Grøde” (“Germogli della terra”). Alla narrativa affiancò teatro, saggistica e poesia. Nelle liriche confluiscono in forma essenziale molti motivi centrali della sua opera: natura, solitudine, eros, religiosità, inquietudine e ascolto del mondo. La sua figura resta segnata anche dal sostegno espresso al nazionalsocialismo e alla Germania hitleriana, culminato durante l’occupazione della Norvegia; nel dopoguerra fu sottoposto a procedimento giudiziario e condannato a una pesante sanzione patrimoniale. Morì a Nørholm, presso Grimstad, il 19 febbraio 1952.

HoleniaPoesia

Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini

Il fruscio del bosco


Prima di “Fame”, “Pan”, “Misteri” e “Victoria”, o accanto a essi, esiste un Knut Hamsun poeta: più scoperto, più immediato, forse persino più vulnerabile. Ne “Il fruscio del bosco” la voce hamsuniana si misura con gli stessi nuclei che attraversano la sua narrativa: la solitudine, il desiderio, l’instabilità dell’io, il richiamo della natura, l’esperienza del divino, la morte, l’ironia e il bisogno di sottrarsi alle forme irrigidite della vita moderna. Il bosco, il mare, le montagne, le notti estive, gli animali e le stelle non sono semplici paesaggi, ma presenze vive, capaci di entrare in risonanza con la coscienza. Queste poesie alternano slanci visionari e improvvise cadute nel quotidiano, erotismo e malinconia, orgoglio e autoironia, invocazione religiosa e rivolta contro Dio. Il loro movimento nasce dall’ascolto: il fruscio del bosco, il rumore del mare, il canto degli uccelli, il silenzio stesso diventano la materia di una poesia nella quale il confine fra paesaggio e interiorità tende continuamente a dissolversi. La presente edizione italiana è condotta sulla versione tedesca del 1909, “Das Sausen des Waldes”, tradotta e curata da Heinrich Goebel, e restituisce al lettore un Hamsun meno noto ma essenziale per comprendere la radice lirica della sua opera. Un ampio apparato introduttivo e conclusivo accompagna inoltre la raccolta, affrontando tanto la poetica hamsuniana quanto il problema, affascinante e complesso, della traduzione poetica mediata.

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Il fruscio del bosco