
Lorenzo Viani (Viareggio, 1° novembre 1882 – Lido di Ostia, 2 novembre 1936) è stato un pittore, incisore, scrittore e poeta italiano. Attivo a Viareggio nella prima metà del Novecento, è considerato uno dei massimi esponenti dell’espressionismo italiano. Tra le sue opere letterarie si ricordano: “Ceccardo”, Milano, (1922); “Giovanni senza paura”, Firenze, (1924); “I Vàgeri”, Milano, (1926); “Angiò, uomo d’acqua”, Milano, (1928); “Ritorno alla Patria”, Milano, (1930).
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Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
La polla nel pantano
Le poesie qui pubblicate furono lasciate inedite da Viani. Solo dopo circa vent’anni dalla sua morte, l’editore romano De Luca le riportò alla luce con un edizione curata da Fortunato Bellonzi (1955). Il manoscritto ebbe dall’autore due titoli: “L’ombra nel piatto” e “La polla nel pantano”. Il secondo, come sembra, piaceva al Viani più del primo e fu scelto dall’editore come titolo della raccolta. All’interno del materiale pubblicato si possono individuare quattro sezioni: la prima, tenuta insieme dallo stesso afflato di libertà, poesie di reclusi che anelano il cielo aperto e il mare un tempo navigato; la seconda di “ritratti”, di rottami d’uomini più che uomini veri, di avanzi di naufragi, di spolpati della vita stessa; una terza, dove l’ironia è il motivo fondante che delinea una folla di macchiette umane; una quarta, infine, tutta di natura, con grandi squarci paesaggistici, fatti più solenni dalla presenza di un semplice oggetto che rapporta al suo metro le prospettive spaziali.
Si nota nella poesia del Viani un’insistenza alla rima baciata, da cui un’impronta popolaresca, di cantilena. I versi sono liberi, con qualche accorgimento ai coevi movimenti d’avanguardia. Lo stesso Viani si definì una volta un “futurista recidivo specifico”. C’è in effetti nel testo un linguaggio, od un tentativo di linguaggio, che si avvicina a quello parolibero senza rinunciare peraltro alla continua ed esasperata ricerca della rima. Ma c’è sopratutto nella poesia di Viani il linguaggio della Versilia e quell’esser “loico” del popolo, ovvero la logica propria del popolano che indaga il mistero che lo circonda, mescolando insieme alle tante follie bislacche del quotidiano un tocco di saggezza primordiale.

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