Luca Quattrini

Mussolini e le leggi razziali



L’incrocio culturale e ideologico dell’antisemitismo da parte del fascismo fu tutt’altro che casuale, bensì dettato dalla necessità di accelerare i tempi della politica totalitaria, essendo un universo ideologico intrinsecamente votato al totalitarismo. Come spesso in Mussolini, acquistava efficacia in lui, in determinate circostanze storiche, un elemento che fin allora era rimasto mescolato ad altri e quindi relativamente poco rilevante. Certe sue posture antiebraiche giovanili, erano rimaste politicamente inattive per lungo tempo. Alla ricerca di un’interpretazione plausibile, nonché di una chiave per uscire dalle laceranti contraddizioni del suo movimento, il duce vedeva nel fenomeno del declino demografico dell’Italia la conseguenza dell’edonismo dell’ambiente borghese. Al suo edificio ideologico mancava una pietra perché la spiegazione apparisse perfetta ai suoi occhi e potesse di conseguenza esser utilizzata nella prassi della politica di massa: questa pietra era quella della giudaizzazione delle società occidentali, quelle stesse la cui cultura serviva da modello alle vecchie classi dirigenti dell’Italia liberale, che nutrivano il loro individualismo, il loro intellettualismo e il loro cosmopolitismo. Rielaborato alla maniera di Mussolini, l’antisemitismo divenne quindi un elemento centrale nella costruzione dell’edificio totalitario.

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Mussolini e le leggi razziali

Shintō



Nell’affrontare il difficile compito di definire in poche pagine il fenomeno Shintō, ci riproponiamo di darne una lettura che non sia solo storicamente e culturalmente fondata nel proprio contesto, quindi renderla formalmente pertinente nella sua definizione di religione autoctona dell’arcipelago giapponese, ma ci si propone il non meno arduo intento di rimandarne la comprensione ad ambiti e livelli altri, più fruibili direttamente in termini di universalità ed intelligibilità unitaria, trascenderne cioè il particolarismo etnico e l’alterità culturale per restituirlo, tuttavia, non meno vero e comprensibile. Avvicinarci allo Shintō, come originale e ben definita forma storica di spiritualità, trattandolo come aspetto di una più profonda ed unificante Tradizione. “Il Principio non dividendosi ed essendo per essenza Assoluto, l’Uno senza inizio e senza secondo, la Tradizione a sua volta è unica e non può che fare alla fine, in ogni latitudine e continente, e nonostante le divergenze circostanziali dipendenti dai comportamenti umani, lo stesso discorso e insegnare la medesima dottrina”.

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Shintō

Antisemitismo e identià europea



Che cos’è l’antisemitismo europeo, se non una lunga, dolorosa autocoscienza mancata? Questo libro sostiene una tesi radicale: l’odio dell’Occidente per gli ebrei non è un incidente storico, né un pregiudizio contingente. È una ferita originaria. Da un lato il paganesimo, che rimprovera a Israele la distruzione del cosmo immanente; dall’altro il cristianesimo, che non ha mai perdonato al giudaismo la sua primogenitura. Su questo doppio risentimento — cosmico e teologico — si forma l’identità europea. Attraverso filosofi, teologi, letterati e pensatori della crisi — da Paolo a Lutero, da Pascal a Spinoza, da Nietzsche a Heidegger, da Dostoevskij a Proust, da Simmel a Schmitt — l’ebreo emerge non come nemico, ma come specchio. Ciò che l’Europa non riesce a sopportare non è l’Altro: è ciò che l’Altro rivela dell’Europa stessa. Dal supersessionismo cristiano alla secolarizzazione illuminista, fino al nazionalismo moderno e alle nuove forme di antisemitismo “antisionista”, il libro mostra come l’Occidente abbia continuamente delegato all’ebreo la parte rimossa della propria identità: la Legge, la colpa, la coscienza, la memoria. Ne nasce un racconto vasto e impietoso, ma necessario. Un viaggio attraverso duemila anni di pensiero europeo, per comprendere come gli ebrei siano diventati la linea di frattura attraverso cui il continente ha interrogato — e tradito — sé stesso. Un saggio che unisce erudizione e coraggio critico. E che pone una domanda decisiva: può l’Europa salvarsi senza guardare finalmente in faccia l’ebraismo che l’ha generata?

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Antisemitismo e identità europea

Breve storia dell’URSS



L’Unione Sovietica non fu soltanto una potenza mondiale, né un semplice “esperimento politico” del Novecento: fu un progetto totalizzante che mirò a rifare l’uomo e la società, trasformando la rivoluzione in un apparato di dominio. “Breve storia dell’URSS” ricostruisce questa vicenda in modo rigoroso e critico, dalle radici teoriche del marxismo ottocentesco alla dissoluzione del 1991, passando per Lenin, Stalin e l’intera parabola del sistema sovietico. Luca Quattrini analizza il leninismo non come un momento “puro” poi tradito, ma come la matrice profonda del totalitarismo: il partito monolitico, la repressione preventiva, la costruzione del nemico, la polizia politica, la violenza come necessità storica. La nascita dello stalinismo appare così non come una deviazione, ma come la radicalizzazione di un modello già scolpito nell’idea della dittatura rivoluzionaria. Seguono la collettivizzazione forzata, la carestia del 1932–1933, il Gulag, il Grande Terrore, la centralizzazione economica, il controllo della cultura e delle scienze, fino alla guerra, alla ricostruzione postbellica, alla guerra fredda e alla lunga stagnazione brežneviana. Il libro mostra come ogni fase – dalla “destalinizzazione” di Chruščëv alla crisi economica degli anni Settanta, fino alla perestrojka gorbačëviana – abbia rivelato le contraddizioni strutturali di un sistema costruito per mobilitare, sorvegliare e controllare. La promessa emancipatrice si è rovesciata, come ricordano gli studi più recenti, in un regime che fece dell’ingegneria sociale e del controllo ideologico i propri strumenti fondamentali. Con una scrittura limpida e una solida base storiografica, Quattrini restituisce la complessità di un secolo cruciale della storia mondiale, mettendo in luce continuità e rotture, dinamiche interne e quadro internazionale, senza perdere di vista la dimensione umana: milioni di vite trasformate, disciplinate, sacrificate. “Breve storia dell’URSS” è un’opera di sintesi che diventa anche una guida critica per comprendere la natura profonda del totalitarismo e il destino del più ambizioso e tragico esperimento politico del Novecento.

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Breve storia dell’URSS

Alle radici dell’odio

a cura di Luca Quattrini

Il saggio analizza la figura di Padre Raffaele Ballerini (1830–1907) e il suo scritto Della questione giudaica in Europa, pubblicato su La Civiltà Cattolica nel 1890, inquadrandolo nel contesto dell’antigiudaismo cattolico di fine Ottocento e nella crisi della modernità religiosa. Gesuita, moralista e polemista, Ballerini rappresenta la voce di un cattolicesimo che, dopo la perdita del potere temporale e l’avanzare del liberalismo, si sente assediato da un mondo secolarizzato. Nel suo testo, la “questione giudaica” diviene specchio della questione moderna: l’emancipazione degli ebrei, l’affermazione del libero mercato e l’autonomia della ragione appaiono come manifestazioni di un unico processo di disgregazione dell’ordine cristiano. L’antigiudaismo di Ballerini non è razziale, bensì teologico e simbolico.
L’ebreo è visto come figura del mondo che ha rinnegato Cristo, come emblema dell’individualismo e del razionalismo che minacciano la società cattolica.
Il suo linguaggio, tuttavia, risente della mentalità del tempo e traduce in chiave morale categorie già vicine all’antisemitismo politico. In questa trasposizione dal piano teologico a quello sociologico si riflette la crisi del pensiero cattolico di fronte alla modernità: la difficoltà di riconoscere la differenza senza temerla.

La rivista La Civiltà Cattolica, organo della Compagnia di Gesù e voce dell’ultramontanismo pontificio, divenne negli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento il principale laboratorio di questa teologia difensiva.

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Alle radici dell’odio

Hitler Pittore

a cura di Luca Quattrini

Prima di diventare il dittatore responsabile di una delle più grandi tragedie della storia europea, Adolf Hitler fu un giovane artista fallito che cercò di guadagnarsi da vivere dipingendo vedute urbane e cartoline della Vienna imperiale. Hitler pittore ricostruisce con rigore storico e attenzione alle fonti gli anni viennesi dell’aspirante artista, un periodo decisivo nella formazione della sua personalità e della sua visione del mondo. Attraverso testimonianze contemporanee, documenti d’archivio e un’analisi delle opere pittoriche sopravvissute, il libro esplora il contesto sociale e culturale della Vienna di inizio Novecento, la vita precaria negli ostelli per uomini, i tentativi di affermarsi nel mercato dell’arte e l’ambiente politico che influenzò profondamente il giovane Hitler. Ne emerge il ritratto complesso di un autodidatta ambizioso e frustrato, sospeso tra aspirazioni artistiche e crescente radicalizzazione ideologica. Più che una curiosità biografica, la vicenda di Hitler pittore diventa così una chiave per comprendere il passaggio da una giovinezza marginale e incerta alla costruzione di una visione del mondo destinata ad avere conseguenze devastanti per l’Europa e per il mondo.

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Hitler pittore