Antisemitismo e identià europea
Che cos’è l’antisemitismo europeo, se non una lunga, dolorosa autocoscienza mancata? Questo libro sostiene una tesi radicale: l’odio dell’Occidente per gli ebrei non è un incidente storico, né un pregiudizio contingente. È una ferita originaria. Da un lato il paganesimo, che rimprovera a Israele la distruzione del cosmo immanente; dall’altro il cristianesimo, che non ha mai perdonato al giudaismo la sua primogenitura. Su questo doppio risentimento — cosmico e teologico — si forma l’identità europea. Attraverso filosofi, teologi, letterati e pensatori della crisi — da Paolo a Lutero, da Pascal a Spinoza, da Nietzsche a Heidegger, da Dostoevskij a Proust, da Simmel a Schmitt — l’ebreo emerge non come nemico, ma come specchio. Ciò che l’Europa non riesce a sopportare non è l’Altro: è ciò che l’Altro rivela dell’Europa stessa. Dal supersessionismo cristiano alla secolarizzazione illuminista, fino al nazionalismo moderno e alle nuove forme di antisemitismo “antisionista”, il libro mostra come l’Occidente abbia continuamente delegato all’ebreo la parte rimossa della propria identità: la Legge, la colpa, la coscienza, la memoria. Ne nasce un racconto vasto e impietoso, ma necessario. Un viaggio attraverso duemila anni di pensiero europeo, per comprendere come gli ebrei siano diventati la linea di frattura attraverso cui il continente ha interrogato — e tradito — sé stesso. Un saggio che unisce erudizione e coraggio critico. E che pone una domanda decisiva: può l’Europa salvarsi senza guardare finalmente in faccia l’ebraismo che l’ha generata?

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