
Matsuo Bashō (Ueno, 1644 – Osaka, 28 novembre 1694) è stato un poeta giapponese del periodo Edo.
Nato nella classe militare dei samurai (bushi)
e in seguito ordinato monaco in un monastero
Zen, divenne poeta famoso con una propria scuola e allievi. Viaggiatore instancabile, descrive spesso nella sua opera l’esperienza del viaggio. La sua poetica fa coincidere i dettami dello Zen con una sensibilità nuova che caratterizza la società del tempo: dalla ricerca del vuoto, la semplicità scarna, la rappresentazione della natura, fino ad essenziali ma vividi ritratti della vita quotidiana e popolare.
HoleniaPoesia
Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Haikai
“Basandosi tutto sulla facoltà dell’intuizione lo Zen aveva adottato la poesia come mezzo espressivo insieme alla pittura sumié (pittura ad inchiostro). Trattando in particolare di Bashô e della haikai dobbiamo aver presente l’essenza dello Zen come formatrice, oltreché del carattere morale, del carattere poetico della razza. L’intuizione non ha metodi per chiarirsi razionalmente nella maniera logica. Quando si esprime lo fa per simboli e immagini. L’intuizionismo richiede “indicatori” più che idee per manifestarsi e questi indicatori sono enigmatici e irrazionali. Essi sono schivi di interpretazione intellettuale. Hanno una decisa avversione per le circonlocuzioni, e la brevità è la loro essenza, “Una rana salta nel vecchio stagno” è un “indicatore” alla mente giapponese, un suggerimento all’immaginazione e alla sensibilità del lettore. Come dice SUZUKI, che io qui traduco sintetizzando, la mente con l’aiuto dell’indicatore viene in contatto con la realtà che è così direttamente ghermita. Nel dominio dell’intuizione non vi è bisogno di concetti o idee intermediarie necessarie che anzi qui sono ingombri non necessari. La filosofia dell’intuizione prende il tempo nel suo pieno valore. La momentaneità è caratteristica di questa filosofia. Ciascun momento è assoluto, vivente e significante. La rana salta, il corvo si posa su un ramo, una stilla cade da un fiore….la mente giapponese allevata nella filosofia Zen è pronta ad afferrare ogni movimento della natura e ad esprimere le sue impressioni in una poesia di diciassette sillabe o in pochi segni d’inchiostro nero.” Giuseppe Rigacci (1944)

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