
Monia Moroni nasce ad Ancona nel 1973 nel quartiere delle Grazie, una strada tutta in salita. Si avvale di una laurea come Assistente Sociale e un corso di scultura. Vive per vent’anni in Piemonte, attualmente dimora ad Osimo (An). Impiegata postale, esordisce nel 2020 con la silloge “Operette in Marca, Versi d’una guardiana dell’armadio di scarpe” (Theta Edizioni). Prosegue nel 2021 con la pubblicazione di “Svola Balena! Poesie allo stato gassoso” (Cicorivolta Edizioni) e partecipa ad un’antologia in favore di Emergency dal titolo “Cuori a Kabul – Poesie per l’Afghanistan” (Graphe Edizioni). Nell’ottobre 2022 pubblica la silloge “Dell’amore e della carne” (Chipiùneart Edizioni), per la quale ottiene dei riconoscimenti in concorsi internazionali di letteratura (seconda edizione, HoleniaPoesia, 2025). Con “Stella binaria” (HoleniaPoesia, 2025) esplora nuovi linguaggi poetici, in costante tensione tra lirica e prosa. Appare su alcune riviste e blog letterari.
HoleniaPoesia
Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Dell’Amore e della Carne
Così recita un detto talmudico: “Tre cose hanno in sé qualcosa dell’aldilà: il sole, lo Shabbat e l’unione sessuale.” E ancora, nello Zohar, si legge: “Dio cerca solo ciò che gli corrisponde. Perciò il Santo – Egli sia benedetto – risiede in colui che è uno. Quando l’uomo, in perfetta sacralità, realizza l’uno, Egli, Dio, è in quest’uno.” Nel suo aspetto più profondo, ed è qui che l’autrice ci sembra permanentemente operare, l’eros incorpora la spinta a oltrepassare le conseguenze della caduta, ad uscire dal mondo della dualità, a ripristinare lo stato primordiale, a superare la condizione di un’esistenza spezzata.

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Stella binaria
“Il poeta è un uomo mortale che vive con tutta la sua morte e con tutta la vita, nel tempo, e in sé si consuma e si sveglia, negli altri si popola e si chiama, e nulla possiede che non abbia già amato e perduto” (Alfonso Gatto). Siamo qui in un ambito di scelte totalizzanti: la poesia come fenomeno della volontà e dell’istinto, come “prodotto” idealmente necessario e spiritualmente necessitato, a cui è riconosciuta una funzione etica e religiosa, una testimonianza alla verità della propria anima, vissuta fino alle estreme conseguenze, della morte o della solitudine. (…) Questo è l’universo in cui si muove la poesia di Stella binaria e con essa la vita più intima dell’autore, tra le cogenti pulsioni della carne ed il respiro eterno dei corpi celesti. Come dire, un coerente materialismo metafisico che non permette alcuna libertà tranne la conoscenza della priorità della vita del corpo e della sua intima correlazione con il tutto. (…) Come nell’amato e citato Dino Campana, l’autore pone in causa non un’astratta nozione di poetica ma la ragione ultima della poesia, domandando e domandosi a quanta torsione d’anima e di passione, a quanta intensità spirituale e di vita, il linguaggio sia capace di arrivare, e come il verso possa ancora restituire tanta musicalità e tanto sentire.

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Dell’Amore e della Carne
Copertina Rigida
Così recita un detto talmudico: “Tre cose hanno in sé qualcosa dell’aldilà: il sole, lo Shabbat e l’unione sessuale.” E ancora, nello Zohar, si legge: “Dio cerca solo ciò che gli corrisponde. Perciò il Santo – Egli sia benedetto – risiede in colui che è uno. Quando l’uomo, in perfetta sacralità, realizza l’uno, Egli, Dio, è in quest’uno.”
Nel suo aspetto più profondo, ed è qui che l’autrice ci sembra permanentemente operare, l’eros incorpora la spinta a oltrepassare le conseguenze della caduta, ad uscire dal mondo della dualità, a ripristinare lo stato primordiale, a superare la condizione di un’esistenza spezzata.

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