Mori Ōgai


Mori Ōgai (1862-1922), pseudonimo di Mori Rintarō, fu medico militare, scrittore, traduttore, critico e una delle personalità decisive della letteratura giapponese moderna. Formatosi nella tradizione sinogiapponese e nella medicina occidentale, soggiornò in Germania tra il 1884 e il 1888, entrando direttamente in contatto con la cultura filosofica e letteraria europea. Autore di racconti e romanzi quali “Maihime”, “Vita Sexualis”, “Seinen”, “Gan”, “Abe ichizoku”, “Sanshō Dayū” e “Takasebune”, svolse anche un’intensa attività di traduttore e mediatore culturale. Nella sua opera l’indagine dell’individuo si accompagna costantemente alla riflessione sul conflitto fra desiderio, responsabilità, istituzioni e libertà personale. La precisione della scrittura, l’ampiezza dell’erudizione e il continuo confronto fra Giappone ed Europa ne fanno una delle voci fondamentali della modernità letteraria giapponese.

HoleniaPoesia

Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini

Vita Sexualis

Può la sessualità di un individuo essere ricostruita come si ricostruisce la storia di un’idea, seguendone le prime manifestazioni, gli equivoci dell’infanzia, le curiosità dell’adolescenza, l’irruzione del desiderio e infine il rapporto con l’amore, il matrimonio e la disciplina di sé? È l’esperimento radicale che Mori Ōgai compie in “Vita Sexualis”, pubblicato nel 1909 e presto divenuto uno dei testi più discussi della letteratura giapponese moderna. Attraverso la figura del professor Kanai Shizuka, filosofo abituato a osservare se stesso con la stessa freddezza con cui analizzerebbe un problema teorico, Ōgai costruisce un’autobiografia sessuale nella quale il titolo provocatorio contrasta deliberatamente con una scrittura sorvegliata, ironica e quasi clinica. Dall’infanzia trascorsa nel mondo ormai declinante della società feudale agli anni della formazione nella Tokyo Meiji, dalle letture erotiche e sentimentali agli ambienti studenteschi, dai quartieri di piacere alle esperienze europee, Kanai interroga continuamente ciò che gli accade, distinguendo il desiderio dalla curiosità, l’impulso dall’amore, l’esperienza dalla sua interpretazione. Intorno a lui scorrono Yoshiwara e i dormitori universitari, la cultura cinese e la nuova sessuologia europea, Schopenhauer e Rousseau, Casanova e Nietzsche, la medicina, il naturalismo e le convenzioni matrimoniali di una società sottoposta a una rapidissima trasformazione. Ne emerge un’opera assai più complessa di una confessione erotica: una riflessione sull’autoconoscenza, sulla possibilità di raccontare sinceramente la propria vita e sui limiti delle teorie che pretendono di ridurre l’uomo ai suoi impulsi. La domanda che attraversa il libro non è se il desiderio esista, ma quale potere gli debba essere riconosciuto. Nell’immagine conclusiva della «tigre» addomesticata ma non privata della propria forza si concentra forse il significato più profondo del testo: la sessualità non viene negata né celebrata, ma osservata come una delle energie dell’esistenza che la coscienza può tentare di conoscere e governare. Fra autobiografia, saggio psicologico e critica della modernità, “Vita Sexualis” conserva intatta la capacità di sorprendere per l’intelligenza con cui Mori Ōgai affronta un tema che il suo tempo preferiva avvolgere nel silenzio.

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