Arturo Onofri


Arturo Onofri (Roma, 15 settembre 1885 – Roma, 25 dicembre 1928) è stato un poeta, scrittore e critico letterario, tra i massimi lirici metafisici italiani del Novecento. Nato da una famiglia di origine borghese, condusse sempre una vita tranquilla lavorando come impiegato alla Croce Rossa e dedicandosi all’attività letteraria. L’opera poetica più significativa è racchiusa nel “Ciclo lirico della terrestrità del sole”, quattro volumi dei quali pubblicati postumi (“Terrestrità del Sole”; “Vincere il Drago!”; “Zolla ritorna cosmo”; “Suoni del Gral”; “Aprirsi fiore”; “Simili a melodie rapprese in mondo”).

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“Una lancia di fiamma, che in baleni / urta gli ammassi gelidi dell’aria / è un sì che sgombra, con la volontaria / virtù del fuoco, odi, empietà, veleni.” (Terrestrità del Sole)

Canti delle oasi


Canti delle oasi, terza raccolta poetica di Arturo Onofri, appare nel 1909, a due anni di distanza da La via del rifugio di Guido Gozzano e dalla morte di Sergio Corazzini. Contiene testi composti tra il 1907 ed il 1908 ed è caratterizzata da una malinconica stanchezza crepuscolare ed da un languido abbandono convalescente. Come vuole la metafora del titolo, i canti si pongono al riparo dai riverberi più vividi e frastornanti della luce solare. Nella più ampia delle quattro sezioni, intitolata Poemi del sole, si ha un timido tentativo di riaffermare una vitalità che allontani da quel senso diffuso di sgomento e di impotenza. Anche in questi componimenti, tuttavia, ricorrono toni per lo più smorzati, voci attutite, sentimenti sussurrati. Le scelte stilistiche rinviano naturalmente al D’Annunzio del Poema paradisiaco e alla poetica del fanciullino di Pascoli, recuperata però in chiave di quieta e confidenziale affabilità.

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Canti delle oasi

Liriche


Fra le raccolte d’esordio più significative della poesia italiana del primo Novecento, “Liriche” (1907) documenta la nascita di una delle voci più originali e visionarie della nostra letteratura. In queste pagine il giovane Arturo Onofri, ancora memore del simbolismo europeo, del classicismo e della grande tradizione lirica italiana, elabora già una concezione della poesia come strumento di conoscenza dell’universo e dell’invisibile. La natura diviene organismo vivente, il mito si trasforma in linguaggio dello spirito, mentre la Vita, la Volontà e l’incessante aspirazione a un ordine superiore costituiscono il centro di una ricerca destinata ad approdare alle grandi opere della maturità. Questa edizione restituisce integralmente il primo libro del poeta romano, consentendo al lettore di assistere alla formazione di un immaginario destinato a occupare un posto singolare nella storia della poesia italiana del Novecento: quello di un autore che seppe trasformare il simbolismo in una personale meditazione metafisica, anticipando esiti di sorprendente modernità.

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Liriche

Vincere il drago!


“Arte è quando un ideale da esprimere in cielo riesce a coincidere con un uomo sulla terra”. Nell’arte antica le forze spirituali fluivano nell’uomo senza che egli ne fosse cosciente; al poeta contemporaneo il mondo spirituale non parla più per mezzo di un’ispirazione inconscia, ma attende che egli, con un atto di volontà, si innalzi fino ad esso. “L’artista, se vuole essere tale, lavori a svegliare la propria coscienza fino all’illuminazione dei misteri cosmici”. “L’ispirazione (…) non può più essere inconscia, poiché la trasformazione che l’artista opera in sé, nel suo sangue, col mettersi a servizio della parola Creatrice, che è anche in lui, cioè nel mondo superiore che vive in lui e che vuole manifestarsi attraverso lui stesso, è una trasformazione di tal sorta da costituire essa stessa il contenuto e la forma dell’arte, presente e avvenire”.

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Vincere il drago!

Terrestrità del Sole


“Dopo le Trombe d’argento, il presente poema lirico è come il secondo frutto di quell’albero al cui fusto si è già dato consapevole disegno e forma di concreta attuazione nel nostro Nuovo Rinascimento. Questa Terrestrità del Sole è da accogliersi nel significato ivi delineato, secondo il piano di una nuova volontà artistica, o, più precisamente, poetica, all’adempimento della quale stiamo dando vigoria di realtà, col meglio del nostro amore cosciente.”

Roma, Natale 1925 – Arturo Onofri

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Terrestrità del Sole

Zolla ritorna cosmo


“Zolla ritorna cosmo” rappresenta uno dei vertici più alti e visionari della poesia di Arturo Onofri, voce singolare e appartata della letteratura italiana del primo Novecento. Pubblicata nel 1927, questa raccolta si colloca nel momento più maturo della sua ricerca, dopo “Terrestrità del sole” e “Vincere il Drago!”, e ne radicalizza l’orizzonte spirituale e poetico. Qui la parola poetica non è più semplice espressione lirica, ma diventa azione conoscitiva e forza trasformatrice: un’energia capace di riconnettere l’uomo al cosmo e di trasfigurare la materia in luce. La “zolla”, simbolo della condizione terrestre, non è negata ma redenta, chiamata a elevarsi fino a ritrovare la propria origine celeste. In questa tensione ascensionale si dispiega una poesia densa, musicale, attraversata da immagini di fuoco, di luce e di metamorfosi, in cui la natura stessa appare come organismo vivente, animato da un impulso spirituale. Onofri costruisce così un universo lirico unico nel panorama italiano, in dialogo con le grandi correnti spirituali europee del tempo e con una tradizione che da Goethe giunge fino alle esperienze più radicali del simbolismo. La sua è una poesia che non descrive il mondo, ma lo ricrea, anticipando una visione in cui uomo e cosmo si riconoscono parte di un’unica realtà in trasformazione. Opera complessa e affascinante, “Zolla ritorna cosmo” è insieme poema della terra e dell’infinito, testimonianza di una ricerca estrema che ancora oggi interroga il rapporto tra poesia, conoscenza e destino dell’uomo.

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Zolla ritorna cosmo

Nuovo Rinascimento

Nel cuore inquieto del primo Novecento europeo, tra la crisi delle forme tradizionali e la ricerca di nuovi fondamenti per l’arte e la conoscenza, Nuovo Rinascimento di Arturo Onofri si impone come un’opera singolare e visionaria, capace di oltrepassare i confini della riflessione estetica per farsi proposta di una autentica rifondazione spirituale. In queste pagine, concepite come un vero e proprio “poema critico”, l’autore ripensa l’intera storia dell’arte alla luce di una legge profonda: non sono le forme esteriori a determinare l’evoluzione della cultura, ma la trasformazione interiore dell’uomo. Dall’antica ispirazione teologica alla moderna coscienza individuale, Onofri traccia un percorso che conduce fino alla soglia di una nuova epoca, nella quale l’arte è chiamata a nascere non più dalla tradizione, ma dall’interiorità vivente dell’Io. Questa visione non rimane confinata alla teoria: essa trova la sua immediata e più alta incarnazione nel ciclo lirico Terrestrità del sole, dove la parola poetica diventa atto generativo e conoscitivo, luogo in cui la luce dello spirito si manifesta nella concretezza del mondo sensibile. Il sole, simbolo centrale di quel ciclo, si rivela così come il segno di una nuova coscienza, capace di ricomporre la frattura moderna tra spirito e materia. In dialogo con la grande tradizione europea – da Dante al Romanticismo tedesco – e aperto alle più radicali correnti spirituali del suo tempo, Nuovo Rinascimento si presenta come una meditazione luminosa e audace sul destino della parola e sul compito dell’artista moderno. Un testo fondamentale per comprendere una delle esperienze più alte e meno convenzionali della poesia italiana del Novecento, in cui teoria e lirica si intrecciano in un unico progetto di conoscenza e di rinascita.



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Nuovo Rinascimento

Notazioni marine


Definite dall’autore “Notazioni marine”, queste brevi e fulminanti prose liriche furono composte nel luglio del 1925, anno cruciale nell’elaborazione poetica di Onofri: è infatti l’anno di pubblicazione di “Nuovo Rinascimento”, opera teorica che prelude alla grande stagione del ciclo lirico “Terrestrità del Sole”.

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Notazioni marine

Le trombe d’argento

Pubblicate nel 1924, “Le trombe d’argento” segnano una svolta decisiva nell’opera di Arturo Onofri e costituiscono la soglia luminosa da cui prende avvio il grande progetto poetico della “Terrestrità del Sole”. In queste pagine il poeta romano abbandona definitivamente le atmosfere crepuscolari e frammentiste degli esordi per dare voce a una visione nuova, cosmica e spirituale, nella quale l’uomo, la natura e il divino partecipano di una medesima realtà vivente. Attraverso inni, cantici, meditazioni e profezie poetiche, Onofri annuncia la nascita dell’«uomo nuovo», destinato a riconoscere la propria origine celeste e a trasformare la materia in luce, il dolore in conoscenza, la terra in armonia cosmica. Il sole, l’amicizia, l’amore, la primavera, il sonno e la memoria delle origini diventano simboli di un processo di redenzione universale che attraversa l’intero creato. Libro centrale nella vicenda artistica dell’autore, “Le trombe d’argento” contiene già in forma germinale i temi che troveranno pieno sviluppo nelle successive raccolte “Terrestrità del sole”, “Vincere il drago!”, “Zolla ritorna cosmo”, “Suoni del Gral” e “Aprirsi fiore”. Ne emerge una delle esperienze più originali e visionarie della poesia italiana del Novecento: una poesia che non si limita a descrivere il mondo, ma tenta di trasformarlo attraverso la forza creatrice della parola.

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Le trombe d’argento