
Rivista indipendente di cultura e poesia.
HoleniaPoesia
Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini
Poesia Morta I
“Da poco tempo alcuni professionisti della letteratura fingono di credere, proclamandola, a una rinascita del classicismo, vale a dire – poiché essi così la intendono – a una nuova edizione di riduzioni poetiche dal greco e dal latino, rivedute e scorrette, e offerte, in lapidari elzeviri, al pubblico… che olimpicamente tira via e lascia fare.
I greci e i latini, benché morti e sepolti da un pezzo, sono tuttavia più invadenti e imperialisti della giovine razza gialla, così temuta dal Kaiser Guglielmo per l’egemonia e la sicurezza europea; tanto che le sentinelle dell’arte credono con giubilo di ravvisare una volta ancora il polverone dei loro eserciti all’orizzonte.” Federico De Maria
Testi di: De Maria, Lucini, Borsi, Negri, Neera, Kaiser, Cavacchioli, Moscardelli, Marinetti, Morasso.

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Poesia Morta II
“La Lussuria, concepita fuor di ogni concetto morale e come elemento essenziale del dinamismo della vita, è una forza. Per una razza forte, la lussuria non è, più che non lo sia l’orgoglio, un peccato capitale. Come l’orgoglio, la lussuria è una virtù incitatrice, un focolare al quale si alimentano le energie. La Lussuria è l’espressione di un essere proiettato al di là di sè stesso; è la gioia dolorosa d’una carne compita, il dolore gaudioso di uno sbocciare; è l’unione carnale, quali si siano i segreti che uniscono gli esseri; è la sintesi sensoria e sensuale di un essere per la maggior liberazione del proprio spirito; è la comunione d’una particella dell’umanità con tutta la sensualità della terra; è il brivido pànico di una particella della terra.” Valentine De Saint-Point
Testi di: De Saint-Point, Onofri, Boine, Meriano, Campana, Cavacchioli, Jenna, Donati, Marinetti, Althof.

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Poesia Morta III
“È avvenuto questo fatto inaudito, enorme, colossale, la cui divulgazione minaccia di annientare del tutto il prestigio e il credito dell’Internazionale comunista: a Mosca, durante il II Congresso, il compagno Lunaciarsky ha detto, in un suo discorso ai delegati italiani (discorso, si badi, pronunciato in italiano, anzi in un italiano correttissimo, cosa per cui ogni sospetto di dubbia interpretazione deve essere a priori scartato) che in Italia esiste un intellettuale rivoluzionario e che egli è Filippo Tommaso Marinetti. I filistei del movimento operaio sono oltremodo scandalizzati; è certo ormai che alle ingiurie di: «bergsoniani, volontaristi, pragmatisti, spiritualisti», si aggiungerà l’ingiuria piú sanguinosa di «futuristi! Marinettiani»! Poiché una tale sorte ci attende, vediamo di elevarci fino all’autocoscienza di questa nuova nostra posizione intellettuale.” Antonio Gramsci
Testi di: Gramsci, Locchi, Marinetti, D’Annunzio, Tozzi, Poe, Moroni, Blok, De Maria, Pozzi, Quattrini, Slataper, Giordani, Cambon, Corbière, Ginzburg, Guglielminetti.

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Poesia Morta IV
“Il dolore è una ferita nel corpo della vita, ed il, Poeta deve medicarla, perchè questo è il più alto compito dell’uomo nel quale si rivela la sua parentela con Dio, e colui che asciuga una lagrima accende una stella. Nessuno saprà mai perchè il fanciullo pianga: e proprio in questo mistero è l’origine divina del dolore: consolarlo vuol dire parlare direttamente con Dio. Noi abbiamo bisogno di questa consolazione e della certezza che le nostre lagrime sono contate colà donde provengono. Questa certezza è il più alto, il più umano ed insieme divino ammonimento che si levi da tutti i messaggi, dalle rivelazioni dei Profeti non meno che dagli inni dei Poeti (…) Figlia del Dolore e della Speranza immortali questa certezza scende fino a noi attraverso l’estasi del Santo e l’inno del Poeta. Tutti gli altari e tutti i canti della Terra furono innalzati per propiziare la sua venuta. Nei suoi occhi riposa per sempre la luce delle costellazioni distrutte e la luce di quelle che sorgeranno finchè il mondo esista.” Nicola Moscardelli, Arte e religione (da L’altra Moneta)
In questo numero testi di: De Maria, Marinetti, Cavacchioli, D’Andrea, Majakovskij,Apollinaire, Moscardelli, Schwarz, Moroni, Markis, Katznelson, Levi Giordani.

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Poesia Morta V
“Ricordate nelle Mille e una notte il racconto di quel giovane che giunge in un’isola governata da un vecchio re? Una sera, il figlio del re gli fa bere dei vini aromatici; poi lo conduce nella necropoli dell’isola. Passano fra grandi tombe bianche. Il principe si ferma davanti a un sepolcreto sontuoso, e dice: — Fratello! devo chiederti un grande servizio, e ti prego di non ostacolarmi in quanto desidero. Gli mostra quindi un vaso colmo d’acqua e un sacco di cemento: — Io scenderò in questa tomba, — gli dice — e quando sarò entrato ti prego di murarne l’apertura in modo che nessuno oda più parlare di me.” G. Vannicola
Numero Monografico lettera V – Letteratura, Poesia, Filosofia. In questo numero di Poesia Morta: un racconto di Giuseppe Vannicola, “Il veleno”; poesie di Lorenzo Viani; il dialogo filosofico “L’anima e la danza” di Paul Valéry.

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Poesia Morta VI
“Io non so dove rivolgere lo sguardo, io non so dove fermare la mia ricerca, fra la turba miserabile, oscena e ignorante dei conviventi, per giustificare l’illusione che io posi come titolo di questo libro, e che ne rappresenta la significazione sintetica. Io scrissi: Uomini e idee del domani; e nel mio pensiero, lucenti, come intatti guerrieri, in composta teoria cavalcanti nel primo sole delle accese primavere, io vedeva la nuova, l’ultima generazione, che la patria espresse dalla sua matrice feconda, dopo una data fatale, avanzarsi gagliarda e conquistatrice dalla incoscienza del passato per imprimere avanti tutti e su tutto il dominio universale, mediante l’espansione magnifica e illimitata della propria anima fino all’incommensurabile confine del desiderio. Le idee, i germi spirituali del felice dominio qualcuno aveva intraveduti, qualche anima precoce e profetica ne aveva già esclamato la inconscia rivelazione; le idee nuove solcavano con sottili e vibranti striscie di fuoco il cielo, accennando la meta agli uomini nuovi…” Mario Morasso
Poesia Morta, anno I numero VI. Rivista indipendente di cultura e poesia. Testi di: Morasso, Goll, Michelstaedter, Viani, Onofri, Esenin, Ricci, Nietzsche, Heremite, Camerana, Morselli.

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Poesia Morta VII
In questo numero testi di: Nietzsche, Bizzarri, Lowell, Gould Fletcher, Folgore di San Gimignano, Cavalcanti, Sannazaro, Tommaseo, Praga, Solera, Orestano.

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Poesia Morta VIII
Poesia Morta, anno I, numero VIII. Rivista indipendente di cultura e poesia. In questo numero testi di: Marinetti, Gianelli, Vallini, Chiaves, Martini, Gozzano, Corazzini.
“La politica prima di noi ha vissuto sempre di luoghi comuni o meglio ancora di idee a braccetto che camminavano stupidamente sempre legate da una illusoria parentela che in realtà non esiste. Quando si dice: monarchia, si pensa immediatamente all’esercito, alla guerra, alla patria, al patriottismo. E questo è ammissibile. Ma è assurdo che dicendo, per esempio, le parole patria, patriottismo, guerra, esercito entusiasta, si debba pensare forzatamente alla idea di monarchia reazionaria. Quando si dice: nazionalismo, si pensa immediatamente a spirito conservatore, a imperialismo rapace e sistematico, a spirito tradizionale e reazionario, a repressione poliziesca, a militarismo, ad aristocrazia blasonata, a clericalismo. Idee a braccetto da separare brutalmente. Quando si dice: democrazia, si pensa immediatamente a spirito imbelle, umanitario, pacifista, pietista, quietista, rinunciatario, anticoloniale, umile, internazionalista, e senza orgoglio di razza o negatore delle razze. Idee a braccetto da separare brutalmente. Quando si dice: rivoluzione, si pensa immediatamente ad antipatriottismo, a internazionalismo e a pacifismo. Idee a braccetto da separare brutalmente. Quando si dice: educazione sportiva, slancio, coraggio, audacia, forza muscolare, mania del record, si pensa immediatamente alla monarchia imperialista o clericale. Idee a braccetto da separare brutalmente. Quando si parla di giustizia, di eguaglianza, di libertà, diritti del proletariato, dei contadini e dei nullabbienti e della lotta contro il parassitismo, si pensa immediatamente all’antipatriottismo, all’internazionalismo pacifista, al marxismo, al collettivismo. Idee a braccetto da separare brutalmente.” Effetì

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Poesia Morta
Numero Speciale Moscardelli
Numero speciale dedicato a Nicola Moscardelli.
Testi di Nicola Moscardelli.
Foto di Monia Moroni.

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Poesia Morta IX
Numero speciale di tre “voci ebraiche femminili”: Debora Ascarelli, Sarra Copia Sulam, Lina Arianna Jenna.
La figura di Debora (Devorà) Ascarelli, attiva tra la prima metà del XVI secolo e l’inizio del XVII, occupa un luogo singolare e prezioso nella storia letteraria italiana ed ebraica. Considerata la prima donna ebrea a pubblicare i propri scritti in Italia, Ascarelli è un caso di studio emblematico: unisce competenze linguistiche raffinate, sensibilità umanistica, profonda immersione nella tradizione liturgica ebraica e una sorprendente capacità di adattare il patrimonio spirituale del proprio popolo ai modelli poetici italiani del Rinascimento. Il suo profilo biografico rimane in parte sfuggente — come spesso accade alle donne del suo tempo — ma ciò che emerge dalle testimonianze e dalla sua opera è la presenza di una figura colta, attiva e consapevole, inserita nell’élite ebraica romana e in grado di utilizzare la lingua italiana come strumento di mediazione culturale e religiosa.

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Poesia Morta – Speciale Carlo Michelstaedter
Numero speciale Carlo Michelstaedter
Questo numero speciale di “Poesia Morta” dedicato a Carlo Michelstaedter si presenta come un viaggio radicale nel cuore di una delle esperienze più incandescenti e tragiche del primo Novecento italiano. Attraverso un’ampia selezione di testi poetici, pagine autografe, disegni e immagini dei luoghi michelstaedteriani, il volume restituisce la voce viva di un autore che, in pochi anni, seppe concentrare nella parola poetica una tensione assoluta verso la verità, la vita e la morte. Le liriche giovanili del 1905, segnate dall’impeto amoroso e dall’entusiasmo vitalistico, dialogano con le composizioni più mature e tragicamente consapevoli del 1909-1910, dove la riflessione sull’illusione, sulla vanità del desiderio e sulla “diuturna morte” della vita si fa vertiginosa e spietata. In pagine come “Aprile” o “Nostalgia”, e nelle grandi liriche come “I figli del mare”, si delinea l’itinerario interiore che conduce Michelstaedter dalla promessa primaverile all’aspra coscienza della solitudine, fino alla sfida estrema lanciata alla morte stessa. L’alternanza di testi e immagini – quaderni, ritratti, scorci di paesaggi e dettagli evocativi – non svolge solo una funzione illustrativa, ma accompagna il lettore dentro l’officina creativa di un giovane che visse la poesia come destino e come prova. “Poesia Morta” non propone una semplice antologia, ma un attraversamento: la voce del poeta risuona come interrogazione ancora attuale, come richiamo a una persuasione che non si accontenta delle consolazioni del “porto sicuro” ma cerca, con coraggio, la furia del mare aperto. In questo numero speciale, Michelstaedter emerge non soltanto come autore tragicamente interrotto, ma come coscienza critica del vivere, capace di parlare al nostro tempo con una lucidità che brucia e una purezza che inquieta.

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Poesia Morta X
Che cosa significa appartenere a una “famiglia” linguistica? E come si è passati dalla rigorosa comparazione filologica dell’Ottocento alle narrazioni identitarie che hanno trasformato categorie linguistiche in miti delle origini? Questo numero monografico attraversa la storia delle grandi famiglie linguistiche — indoeuropea, semitica, uralica — senza dimenticare le lingue isolate e i relitti preindoeuropei che ancora interrogano l’Europa, dal basco all’etrusco. Attraverso un percorso che intreccia linguistica storica, filosofia del linguaggio e storia delle idee, il volume ricostruisce la nascita del concetto di genealogia linguistica, ne chiarisce la portata scientifica e ne analizza gli slittamenti ideologici. Al centro vi è una domanda decisiva: fino a che punto la lingua fonda l’identità? Se la comparazione dimostra parentele strutturali tra idiomi lontani nello spazio e nel tempo, la storia mostra anche come tali parentele siano state caricate di significati etnici, politici e perfino razziali. Dallo “slittamento ariano” alle costruzioni nazionali dell’Ottocento, il volume offre una riflessione critica sugli usi culturali della linguistica. Senza cedere né al mito delle origini pure né al relativismo indifferenziato, POESIA MORTA numero X “Lingua, genealogia e identità” propone uno sguardo rigoroso e insieme consapevole sulla pluralità delle lingue. Perché comprendere la loro storia significa comprendere anche le forme attraverso cui le società hanno immaginato se stesse.

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