Sakaguchi Ango


Sakaguchi Ango (1906–1955) fu uno dei maggiori scrittori, saggisti e critici giapponesi del Novecento. Nato a Niigata in una famiglia legata al buddhismo, studiò letteratura indiana presso l’Università Tōyō di Tokyo. Dopo gli esordi narrativi degli anni Trenta, raggiunse la notorietà nel secondo dopoguerra, diventando la figura più rappresentativa della corrente dei buraiha (“scuola dei dissoluti” o “degli anticonformisti”), accanto a scrittori come Dazai Osamu e Oda Sakunosuke. Nei suoi saggi e nei suoi racconti esplorò con straordinaria lucidità le contraddizioni della natura umana, opponendosi a ogni forma di moralismo e di ideologia. Le sue opere più celebri, tra cui “Darakuron” (Discorso sulla decadenza), sono oggi considerate testi fondamentali della riflessione giapponese sulla crisi della modernità, sulla libertà individuale e sul rapporto tra storia e coscienza. La sua voce, insieme polemica e profondamente umana, continua a occupare un posto centrale nella letteratura giapponese contemporanea.

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“Chi ha condotto questa guerra? È stato Tōjō? È stato l’esercito? Sì, certamente. Eppure, allo stesso tempo, essa fu anche la manifestazione della volontà irresistibile di quel grande organismo che attraversa il Giappone: la storia stessa.” (Discorso sulla decadenza).

Discorso sulla decadenza


Dalle rovine del Giappone sconfitto emerge una delle voci più radicali e inquietanti della letteratura del Novecento. Nei saggi “Discorso sulla decadenza” e “Sulla decadenza, ancora”, Sakaguchi Ango demolisce senza riguardi i miti che avevano sostenuto il Giappone imperiale: il bushidō, il culto del sacrificio, la retorica della purezza, l’obbedienza all’autorità, la venerazione delle istituzioni. Contro ogni nostalgia per il passato, egli afferma una verità scandalosa: la decadenza non è un incidente della storia, ma la condizione stessa dell’uomo. Gli eroi diventano mercanti del mercato nero, le vedove tornano ad amare, gli ideali si sgretolano. Eppure, proprio in questa caduta, Ango scorge la possibilità di una rinascita autentica. Solo attraversando l’illusione, la menzogna e la disfatta l’uomo può ritrovare la propria voce e riconquistare la propria libertà. Pubblicati tra il 1946 e il 1947, questi testi rappresentano uno dei documenti più importanti della cultura giapponese del dopoguerra e il manifesto ideale della cosiddetta corrente dei buraiha, gli “scrittori dissoluti”. A quasi ottant’anni dalla loro comparsa, conservano intatta la loro forza provocatoria e la loro capacità di interrogare il rapporto tra individuo, società e verità.

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Discorso sulla decadenza