Sem Benelli



Drammaturgo e poeta italiano (Filettole 1877 – Zoagli 1949). Interventista e combattente della prima guerra mondiale, nel 1919 fu eletto deputato al parlamento. Grande fama gli procurarono i poemi drammatici “La maschera di Bruto” (1908), “L’amore dei tre re” (1910), “Il Mantellaccio” (1911), “La Gorgona” (1913) e soprattutto “La cena delle beffe” (1909), nei quali il motivo, tipicamente crepuscolare, del debole che vagheggia di evadere dalla realtà che l’opprime, viene trasportato in fogge medievali o rinascimentali, con una pomposità dannunziana di atteggiamenti, cui fa contrasto la prosasticità della versificazione.

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Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini

L’Altare


La memoria di Sem Benelli, purtroppo, è ormai legata quasi esclusivamente a quello che fu il più grande successo teatrale del letterato pratese: “La cene delle beffe”, dramma storico in versi che debuttò il 16 maggio 1909 al Teatro Argentina di Roma. Ma l’uomo e lo scrittore furono molto di più, come dimostrano le tormentate vicende della sua vita. Fervente interventista, allo scoppio della guerra partì immediatamente volontario per l’addestramento in fanteria e subito si dedicò alla stesura di un’impegnativa composizione poetica volta a celebrare il carattere sacro del conflitto e l’eroico sacrificio dei soldati italiani: nacque così il carme intitolato “L’Altare”, che fu tempestivamente pubblicato da Treves a Milano (1916) e più volte ripubblicato.

Ferito sul Carso nel giugno del 1916, nei mesi del forzato congedo Benelli accettò di buon grado l’invito del comando supremo a svolgere attività di propaganda in favore della guerra. Iniziò così per lui una nuova stagione di elaborazione letteraria, esclusivamente orientata alla stesura e alla declamazione di infuocate conferenze di carattere patriottico e militaristico.

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L’Altare