Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin (Simbirsk, 1870 – Gorki, 1924) fu il principale teorico e dirigente della rivoluzione bolscevica del 1917 e il fondatore dello Stato sovietico. Dopo gli studi di giurisprudenza aderì al marxismo rivoluzionario, subì l’arresto e la deportazione in Siberia e trascorse molti anni in esilio nell’Europa occidentale, dove elaborò una concezione del partito rivoluzionario destinata a esercitare una profonda influenza sul movimento comunista internazionale. Alla guida della corrente bolscevica promosse la Rivoluzione d’Ottobre, instaurò il primo governo comunista della storia e pose le basi politiche e istituzionali dell’Unione Sovietica. Autore di opere fondamentali del marxismo, tra cui “Che fare?”, “L’imperialismo, fase suprema del capitalismo”, “Stato e rivoluzione” e “Meglio meno, ma meglio”, rimane una delle figure più influenti e controverse del Novecento, al centro di un dibattito storiografico che continua ancora oggi a confrontarsi con l’eredità politica, ideologica e istituzionale del leninismo.
Meglio meno, ma meglio
“Meglio meno, ma meglio” è l’ultimo grande scritto politico di Vladimir Il’ič Lenin. Redatto il 2 marzo 1923, quando il fondatore dello Stato sovietico era ormai gravemente malato e progressivamente escluso dalla direzione del potere, il testo rappresenta una riflessione di straordinario valore storico sulle profonde difficoltà incontrate dal regime bolscevico nei primi anni della sua esistenza. Lontano dall’enfasi rivoluzionaria del 1917, Lenin riconosce apertamente l’inefficienza dell’apparato statale, denuncia il peso della burocrazia, lamenta l’insufficiente preparazione della nuova classe dirigente e propone una radicale riorganizzazione dell’amministrazione sovietica. Dietro queste pagine emerge il ritratto di uno Stato ancora fragile, incapace di liberarsi delle eredità del passato e già attraversato da quelle contraddizioni che avrebbero segnato tragicamente l’intera esperienza dell’Unione Sovietica. Questa nuova traduzione italiana, accompagnata da un ampio saggio introduttivo e da un ricco profilo biografico di Lenin, restituisce integralmente un documento fondamentale per comprendere non soltanto l’ultima fase del pensiero leniniano, ma anche le origini istituzionali del sistema sovietico. Più che il manifesto di una rivoluzione vittoriosa, “Meglio meno, ma meglio” appare oggi come una lucida testimonianza delle difficoltà strutturali del progetto bolscevico e dei limiti che ne avrebbero accompagnato l’intera parabola storica.

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