Yvan Goll






Scrittore franco-tedesco di origini ebraiche (Saint-Dié 1891 – Neuilly-sur-Seine 1950). Visse a lungo in Svizzera, dove conobbe R. Rolland, F. Werfel e altri pacifisti, e a Parigi, dove entrò in contatto con Breton, Éluard e Chagall. A partire dal 1933 preferì servirsi, ancor più che in precedenza, della lingua francese, soprattutto nella redazione di molti dei suoi romanzi tra cui Le Microbe de l’or (1927) o Sodome et Berlin (1929). Nel 1939 fuggì negli Stati Uniti, dove fondò la rivista bilingue Hémisphères (1943-45), per tornare nel 1947 a Parigi. Lirico fra i più personali dell’espressionismo tedesco, fu in seguito attratto dal surrealismo. Molte delle sue poesie nacquero dalla collaborazione con la moglie Claire Aischmann.

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Non come un paradiso per sempre perduto ma come una sorgente di forze nuove per nuovi destini

Ditirambi


Con i “Ditirambi”, Yvan Goll porta all’estremo la forza visionaria dell’Espressionismo europeo, trasformando la modernità in un grande teatro mitico. Dalla città frenetica dove l’“organo divino” ruggisce sopra le masse, alle Alpi trasfigurate in paesaggi dell’anima, fino al Canale di Panama come emblema della nuova geografia imperiale, la raccolta attraversa il Novecento con un linguaggio febbrile, acuminato, incendiario. Poeta senza patria e figura di confine tra Dada, Surrealismo e Nuova Oggettività, Goll unisce energia dionisiaca e lucidità satirica, componendo visioni che smascherano il caos del mondo moderno e ne rivelano la vertigine.
I “Ditirambi” sono un canto in cui si mescolano mito e industria, folla e profezia, ironia e apocalisse: un’opera che restituisce l’essenza inquieta delle avanguardie e la loro sfida al realismo e alle forme del passato. Una voce cosmopolita e irregolare, oggi più che mai necessaria, che qui risuona nella sua intensità più pura.

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Ditirambi

Le Georgiche parigine


“Ho conosciuto poco Yvan Goll, ma dei nostri incontri mi rimane il ricordo di un essere raggiante, illuminato di poesia, irreale e fantastico come un personaggio di Chagall che ha ritratto così spesso e magnificamente Claire e Yvan Goll. Come i personaggi di Chagall toccava appena la terra; era all’altezza della cima degli alberi o accarezzava con la mano la punta della torre Eiffel. L’animava una straordinaria vita multiforme, entusiasmo e fervore con in fondo una pungente malinconia, quasi una presenza anticipata della morte, che turbava anche i suoi momenti di gioia.”
Marcel Brion

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Le Georgiche parigine

Astral – Il nuovo Orfeo


Tra dissoluzione cosmica e vertigine della modernità, “Astral – Il nuovo Orfeo” raccoglie due tra i testi più radicali e rappresentativi della poesia di Yvan Goll. In “Astral”, il mondo appare come un flusso incessante di metamorfosi in cui l’uomo perde il proprio privilegio e si dissolve in una catena universale di vita e morte: alberi, animali, pietre e corpi partecipano a una stessa energia indifferenziata, mentre il linguaggio stesso si frantuma e si contamina con le forme della pubblicità, della tecnica, della quotidianità. Accanto a questa visione, “Il nuovo Orfeo” rilegge il mito del poeta per eccellenza alla luce della società di massa: Orfeo non è più il cantore solitario degli inferi, ma una figura diffusa, moltiplicata nei teatri, nei cinema, nei circuiti della comunicazione moderna. Il suo canto, replicato e consumato, perde l’aura originaria e si scontra con l’incomprensione della folla, fino a un esito estremo che segna la frattura tra arte e mondo. In questo doppio movimento — dispersione dell’identità e crisi della funzione poetica — Goll anticipa alcune delle questioni decisive del Novecento: il rapporto tra arte e tecnica, tra poesia e merce, tra individuo e massa. La sua scrittura, visionaria e discontinua, capace di tenere insieme cosmo e quotidiano, resta una delle testimonianze più lucide e inquietanti della modernità europea.

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Astral – Il nuovo Orfeo